La preghiera della Chiesa

 



Riportiamo alcuni stralci tratti da La preghiera della Chiesa di Edith Stein, Morcelliana, Brescia 1987; ed. originale: E. STEIN, TERESIA BENEDICTA A CRUCE O.C.D., Verborgenes Leben. Hagiographische Essays, Meditationen, geistliche Texte, Edith Steins Werke, Band XI, Uitgeverij "De Maas & Waler", Druten - Herder, Freiburg -Basel - Wien 1987, pp. 10-25.


La preghiera della Chiesa

 

«Ogni glorificazione di Dio si fa per, con, in Cristo. Per Cristo, perché solo per Lui l’umanità può giungere al Padre e perché la sua esistenza di Uomo-Dio e la sua opera redentrice sono la più perfetta glorificazione del Padre; con Lui perché ogni preghiera sincera è frutto dell’unione con Cristo nello stesso tempo che rafforzamento di questa unione, e perché ogni lode del Figlio è lode del Padre e viceversa; in Lui perché la Chiesa orante è il Cristo stesso – ogni uomo che prega è membro del suo mistico corpo – e perché nel Figlio è il Padre e il Figlio è l’immagine del Padre, di cui rende visibile la maestà. Questo doppio significato di «per», «con» e «in» è la chiara espressione della mediazione dell’Uomo-Dio».

(La preghiera della Chiesa, Morcelliana, Brescia 1987, pp. 7-8; GDK, 10)

 

«La vita di orazione di Gesù è la chiave che ci introduce nella preghiera della Chiesa. Abbiamo visto che il Cristo ha partecipato al culto del suo popolo (che generalmente si chiama Liturgia), lo ha unito nel modo più intimo alla sua offerta di vittima e gli ha dato il suo pieno e proprio significato, quello di rendimento di grazie della creazione al Creatore, portando così la liturgia dell’Antico Testamento nella liturgia del Nuovo Testamento».

(La preghiera, p. 19; GDK, 15)

 

«Questo significato eucaristico della preghiera era già espresso nell’Antico Testamento: l’arca dell’alleanza e, più tardi, il tempio di Salomone innalzato secondo le indicazioni divine, furono considerati come l’immagine di tutta la creazione, unita nell’adorazione e nel culto del suo Signore. La tenda intorno alla quale il popolo ebraico si accampava durante la marcia nel deserto, si chiamava la «dimora della presenza di Dio» (Es 38, 21) ed era contrapposta «come dimora terrena alla dimora celeste». «Amo la dimora nella tua casa, il luogo della tua gloria», canta il salmista (Sal 25,8) poiché la tenda della Alleanza «era il simbolo della creazione del mondo». Come, secondo i racconti biblici, il cielo fu steso come un tappeto, così fu prescritto che i tappeti formassero le pareti della tenda, come le acque della terra furono separate dalle acque del cielo, così il velo doveva separare il Santo dei Santi dagli atri esterni. Il mare contenuto dalle rive era simboleggiato dal mare di bronzo; le luci del cielo erano raffigurate, nella tenda, dal candelabro dalle sette braccia, gli agnelli e gli uccelli rappresentavano la moltitudine degli esseri viventi che popolano l’acqua, la terra e l’aria, e come la terra fu data all’uomo, così il santuario venne affidato al sommo sacerdote, «unto per il servizio di Dio». Come il Signore benedisse e santificò l’opera delle sue mani, il settimo giorno, così Mosè benedisse, unse e santificò la dimora compiuta; come il cielo e la terra, così la tenda doveva essere sulla terra la testimonianza di Dio (Dt 30,19)».

(La preghiera, pp. 12-13; GDK, 12-13)

 

«In luogo del tempio di Salomone, Cristo ha edificato un tempio di pietre vive, la comunione dei santi. Egli sta nel mezzo come l’eterno sommo sacerdote e sull’altare Egli stesso è la vittima perpetua. Di nuovo tutta la creazione, i frutti della terra, misteriose offerte, i fiori, i candelabri e i ceri, i tappeti e il velo, il sacerdote consacrato, l’unzione e la benedizione della casa di Dio, è inclusa nella “Liturgia”, solenne ufficio divino. Creati dalla mano di artisti anche i cherubini non mancano e in forme visibili vegliano ai lati del Santissimo, e i monaci, loro “immagini viventi”, circondano l’altare del sacrificio e fanno in modo che la lode di Dio continui sempre sulla terra come nel cielo. Le preghiere solenni che essi, portavoce designati dalla Chiesa, recitano, accompagnano il santo Sacrificio, circondano, avvolgono, santificano tutto il “lavoro della giornata” così che dalla preghiera e dal lavoro nasca un solo opus Dei, una sola “liturgia”. Le letture tolte dalle sacre Scritture e dai Padri, dai libri liturgici, dalle Encicliche dei Sommi Pontefici sono un canto di lode più ricco all’azione della Provvidenza e al progressivo compimento dell’eterno piano salvifico».

(La preghiera, p. 14; GDK, 14-15)

 

«Egli è sempre e dovunque dinanzi alla faccia di Dio e la sua anima stessa è il Santo dei Santi perché non è solo dimora di Dio, ma è unita per essenza indissolubilmente a Dio. Dinanzi al Signore non doveva nascondersi in una nube protettrice di incenso: Egli guarda nel volto senza veli dell’Eterno senza aver nulla da temere, poiché lo sguardo del Padre non lo può annientare. Con questa preghiera Egli svela il segreto del sommo sacerdozio e tutti i suoi, udendolo parlare con il Padre nel santuario del suo cuore, possono imparare a parlare nel loro cuore con Dio. La preghiera sacerdotale del Salvatore svela il mistero della vita interiore: l’intima unità delle persone divine e l’inabitazione di Dio nell’anima. In queste segrete profondità, nel nascondimento e nel silenzio, si è preparata e compiuta l’opera della Redenzione e così sarà fino alla fine dei tempi, fino al momento in cui tutti saranno veramente una sola cosa in Dio».

(La preghiera, pp. 22-23; GDK, 17-18)

 

«Gli inni del mattino incitano tutta la creazione ad unirsi nella lode del Signore: i monti e le colline, i fiumi e i torrenti, i mari e le terre e tutto ciò che li abita, le nubi e i venti, la pioggia e la neve, tutti i popoli della terra, tutte le classi e le razze umane e infine anche gli abitanti del cielo, gli angeli e i santi. Anch’essi partecipano alla grande eucarestia della creazione o meglio, siamo noi che ci dobbiamo unire, mediante la nostra liturgia, alla loro lode, noi, cioè non solo i religiosi, la cui vocazione è la lode solenne di Dio, ma tutto il popolo cristiano. Quando, nelle feste solenni, i fedeli affluiscono nelle cattedrali o nelle chiese abbaziali, quando partecipano attivamente e con gioia alle forme rinnovate della liturgia, dimostrano che la loro vocazione è la lode divina. L’unità liturgica della Chiesa del cielo e della Chiesa della terra, che rendono grazie a Dio «per Cristo», trova la sua più forte espressione nel Prefazio e nel Sanctus della Messa. La liturgia non lascia alcun dubbio sul fatto che noi non siamo ancora cittadini della Gerusalemme celeste, ma pellegrini in cammino verso l’eterna patria. Dobbiamo ancora prepararci prima di aver l’ardire di alzare gli occhi verso le vette luminose e di unire la nostra voce ai cori celesti nel Sanctus, Sanctus, Sanctus».

(La preghiera, pp. 15-16; GDK 14-15)

 

«La Redenzione fu decisa nell’eterno silenzio della vita divina e nel nascondimento della tranquilla dimora di Nazareth, la virtù dello Spirito Santo adombrò la Vergine mentre pregava, sola, e operò l’Incarnazione del Redentore. Riunita intorno alla Vergine che prega in silenzio, la Chiesa nascente attese la nuova effusione di Spirito che le era stata promessa per intensificare la sua luce interiore e rendere feconda la sua azione. Nella notte della cecità, che Dio aveva fatta scendere sui suoi occhi, Saulo attendeva in preghiera solitaria la risposta del Signore alla sua domanda: «Che vuoi ch’io faccia?», e Pietro si preparò alla sua missione tra i pagani pregando in solitudine. E così nei secoli, gli avvenimenti visibili della storia della Chiesa, si preparano nel dialogo silenzioso delle anime consacrate con il loro Signore. La Vergine, che custodiva nel suo cuore ogni parola che Dio le rivolgeva, è il modello di quelle anime attente in cui rivive la preghiera di Gesù sommo sacerdote, e quelle anime che, dietro il suo esempio, si danno alla contemplazione della vita e della passione di Cristo, vengono scelte di preferenza dal Signore per essere gli strumenti delle sue grandi opere nella Chiesa, come una santa Brigida e una santa Caterina da Siena. Quando santa Teresa, la grande riformatrice del suo Ordine al tempo della grande apostasia, volle venire in aiuto alla Chiesa, ne vide il mezzo nel rinnovamento della vita interiore».

(La preghiera, pp. 23-24; GDK, 18-19)

 

«Cristo ci introduce in quella vita interiore mediante la quale raggiungiamo i cori degli spiriti beati che cantano l’eterno Sanctus. Il suo sangue è come il velo attraverso il quale entriamo nel Santo dei Santi della vita divina. Nel Battesimo e nella Confessione ci purifica dai nostri peccati, apre i nostri occhi alla luce eterna, le nostre orecchie alla parola divina, le nostre labbra alla lode, alla confessione delle colpe, alla preghiera di domanda e di ringraziamento, che sotto forme diverse sono tutte adorazione, cioè omaggio della creatura al Dio onnipotente e infinitamente buono. Nel sacramento della Cresima questo sangue elegge e fortifica il soldato di Cristo perché professi lealmente la sua fede, ma più che in tutti i sacramenti è nel sacramento in cui Gesù stesso è presente che noi diventiamo membra del suo corpo. Quando partecipiamo al santo Sacrificio, alla santa Comunione, ci nutriamo della carne e del sangue di Gesù, diventiamo il suo corpo e il suo sangue. Solo nella misura in cui siamo membri del suo corpo può il suo Spirito vivificarci e regnare in noi... È lo Spirito che vivifica, poiché lo Spirito fa vivere le membra: fa vivere solo quelle membra che trova inserite nel corpo, nel quale lo Spirito vive».

(La preghiera, pp. 33-34; GDK, 24)

 

«Creati dalla mano di artisti anche i cherubini non mancano e in forme visibili vegliano ai lati del Santissimo, e i monaci, loro «immagini viventi» circondano l’altare del sacrificio e fanno in modo che la lode di Dio continui sempre sulla terra come nel cielo. Le preghiere solenni che essi, portavoce designati dalla Chiesa, recitano, accompagnano il santo Sacrificio, circondano, avvolgono, santificano tutto il «lavoro della giornata» così che dalla preghiera e dal lavoro nasca un solo opus Dei, una sola «liturgia». Edith ricorda la partecipazione dei religiosi alla liturgia nella comunione con il popolo di Dio. «Siamo noi, scrive, che ci dobbiamo unire, mediante la nostra liturgia, alla loro lode (la lode di tutte le creature), noi, cioè non solo i religiosi, la cui vocazione è la lode solenne di Dio, ma tutto il popolo cristiano».

(La preghiera, pp. 14-15; GDK, 13-14)

 

«Chi si dona completamente al Signore viene scelto da Lui come strumento per la costruzione del suo regno. Egli solo sa quanto la preghiera di santa Teresa e delle sue figlie contribuì a proteggere la Spagna dall’eresia, quale forza spiegò nelle lotte ardenti delle guerre di religione sul suolo di Francia, dei Paesi Bassi, della Germania. La storia ufficiale non parla di queste forze invisibili e incalcolabili, ma la fede del popolo credente e il giudizio attento e vigile della Chiesa le conosce, e il nostro tempo sempre più si vede costretto, quando ogni altra cosa viene a mancare, a sperare l’ultima salvezza da queste sorgenti nascoste».

(La preghiera, p. 28; GDK, 21)

 

«Nel nascondimento e nel silenzio si compie l’opera della Redenzione, nel silenzioso colloquio del cuore con Dio si preparano le pietre vive, con le quali viene innalzato il regno di Dio, e si forgiano gli strumenti scelti che cooperano alla sua costruzione. Il mistico fiume che attraversa i secoli non è un braccio staccato che si separi dalla vita di orazione della Chiesa ma ne è la vita più intima».

(La preghiera, p. 29: GDK, 21)

 

«Che cosa sarebbe la preghiera della Chiesa se non fosse l’abbandono di quelli che amano veramente, a Dio, che è Amore? Il dono totale del nostro cuore a Dio e il dono che Egli ci dà in cambio, la completa ed eterna unione, è lo stato più alto che ci sia accessibile, il grado supremo della preghiera. Le anime che lo hanno raggiunto sono veramente il cuore della Chiesa e in esse vive l’amore sacerdotale di Gesù. Nascoste con Cristo in Dio non possono che irradiare in altri cuori l’amore divino di cui sono ripiene e cooperare alla perfezione di tutti gli uomini nell’unione in Dio, che fu ed è il grande desiderio di Gesù».

(La preghiera, pp. 30-31; GDK, 22)

 

«La solenne lode divina deve avere i suoi santuari sulla terra, per essere celebrata con tutta la perfezione di cui gli uomini sono capaci. Da questi santuari essa può in nome di tutta la Chiesa salire al cielo, agire su tutti i suoi membri, svegliare la loro vita interiore e stimolare il loro sforzo fraterno. Ma perché questo canto di lode sia vivificato dall’interno è necessario che in questi luoghi di preghiera vi siano tempi riservati all’approfondimento spirituale, altrimenti questa lode degenererebbe in un semplice balbettio privo di vita. Il pericolo viene evitato grazie a questi focolari di vita interiore, dove le anime, in silenzio e in solitudine, possono stare alla presenza di Dio per essere nel cuore della Chiesa l’amore che tutto vivifica».

(La preghiera, pp. 32-33; GDK, 23-24)

 

«Noi dobbiamo in silenzio ascoltare per ore e lasciare agire la parola fino a che essa ci spinge a lodare Dio nella preghiera e nel lavoro. Le forme tradizionali ci sono necessarie e noi dobbiamo partecipare al culto pubblico, come ce lo ordina la Chiesa, perché la nostra vita interiore si desti, rimanga sul retto sentiero e trovi l’espressione che le conviene».

(La preghiera, p. 32; GDK, 23)

 

«Tutto ciò di cui abbisogniamo per venire accolti nella comunione degli spiriti beati è compendiato nelle sette domande del Padre nostro che il Signore non ha dette per sé, ma ha insegnate a noi. Noi lo diciamo prima della santa Comunione con retta intenzione, essa esaudisce ogni nostra domanda: ci libera dal male perché ci purifica dalla colpa e ci dà la pace del cuore che toglie l’aculeo a tutti gli altri mali, ci porta il perdono di tutte le colpe passate e ci fortifica contro le tentazioni. Il pane di vita che ci è quotidianamente necessario per crescere nella vita eterna rende la nostra volontà uno strumento docile della volontà divina, instaura in noi il regno di Dio e ci dà labbra e cuore puri per glorificare il suo santo nome».

(La preghiera, p. 16; GDK, 15)

 

 


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