La Dormizione della Madre di Dio
Icona
della Dormizione, scuola di Tver’, XV secolo
Il
transito di Maria è così descritto dagli apocrifi, che riportano il “racconto
di Giovanni teologo ed evangelista sulla dormizione della panaghìa teotoco[s] e
sul modo della traslazione dell'incorruttibile madre del Signore nostro”:
Quando nostro Signore Gesù Cristo
decise di avere per sempre accanto a sé sua Madre, inviò l’arcangelo Gabriele
perché le manifestasse questo desiderio, rivelando le il giorno del trapasso.
[...] L’Angelo, nunzio di gioia e di amore, si recò da Maria e disse: «Questo
dice tuo Figlio: è ora che mia madre sia sempre con me, non ti sconvolgere per
tutto ciò perché passi alla vita eterna». La Madre santa esultò, tuttavia
espresse il desiderio di rivedere gli apostoli. Il messaggero di Dio le
rispose: «Verranno a te, canteranno degli inni al tuo cospetto e faranno i tuoi
funerali». Si appresti una nube che si estenda ed abbracci il mondo e le ali
dei venti conducano dai confini della terra a Sion gli apostoli. [...] Alzate i
vostri occhi, o popolo di Dio, alzateli! Ecco in Sion l’arca del Signore degli
eserciti ed intorno ad essa gli apostoli son venuti di persona per rendere gli
onori funebri al corpo, principio di vita e ricettacolo di Dio. (Transito R*, in: Cod. Vatic. gr.
1982, ff. 181-189V)
Nella
parte superiore dell’icona si osservano i dodici apostoli: essi giungono
trasportati dagli angeli, su delle nuvole a forma di conchiglia. Questo
scenario è funzionale a tracciare lo spazio centrale, sottolineato anche dal
movimento centripeto degli angeli, che con un gesto indicano il centro
dell’icona: non la Vergine Madre, bensì Cristo, su cui convergono le linee
maestre della composizione.
La
composizione mostra due movimenti, contrapposti e complementari: 1) dall’alto
verso il basso, le figure degli apostoli sulle nuvole convergono verso Cristo,
al centro della composizione; 2) dal basso verso l’alto, un moto sale dal corpo
disteso della Vergine, passando attraverso Cristo, fino al clipeo che contiene
la Madre di Dio portata dagli angeli nell’alto dei cieli.
Le
due figure principali, Cristo e Maria, seguono due direzioni opposte: la
direttrice verticale segna il centro esatto dell’icona, è la linea che indica
la benevolenza del Signore per gli uomini; la direttrice orizzontale è posta nella
seconda metà inferiore dell’icona, e ha come soggetto il corpo della Vergine,
l’umanità, la terra fertile pronta a ricevere il seme.
L’incontro
delle due linee è fecondo, fautore di vita, è redenzione di tutta la creazione
e di tutto ciò che è sulla terra, visibile e invisibile. Il Cristo, vero Dio e
vero uomo, è la sintesi dell’unione tra Creatore e creato. Egli si è fatto uomo
per incontrare l’uomo nell’arco della sua esistenza.
L’icona,
dunque, raffigura la finitezza umana (la morte) e la necessità di incontrare
Dio (la vita).
I
due edifici ai lati della scena indicano la città: siamo nella città di Davide,
la gloriosa Sion, dove fu adempiuta la legge della lettera e fu annunciata la
legge dello Spirito, dove il Dio dell’antica e nuova alleanza ha consegnato la
vera Pasqua.
Il
racconto degli Apocrifi parla del Getsemani come punto di convergenza degli
apostoli: qui vi era la casa della Vergine; era anche il luogo in cui spesso
Gesù si ritirava, in compagnia dei discepoli.
La Tuttasanta, dopo aver rincuorati
gli apostoli, si distese sul letto funebre e gli apostoli si disposero
tutt’intorno. «Signore, tu non mi hai privato della tua presenza», continuò la
Tuttasanta, «ecco io sto per intraprendere la via di tutta la terra e non
dubito che ora il mio Signore vi abbia condotto qui, o fratelli, per darmi
sollievo nelle tribolazioni che stanno per colpirmi. Ora dunque ve ne prego,
vegliamo tutti insieme ininterrottamente fino al momento in cui il Signore
verrà ed io mi separerò dal corpo».
Nell’icona,
a capo del letto si trova Pietro, mentre ai piedi si trova Paolo, il vaso
d’elezione, in atteggiamento di venerazione: «Salve, Madre della vita», egli
dice, «anche se non ho conosciuto nel corpo sulla terra tuo Figlio, guardando
te è come se vedessi Lui stesso».
I
due principi della Chiesa sono posti come a poppa e a prua di una nave: la
Chiesa, costituita dal corpo di Maria, il cui albero è Cristo; la nave celeste,
la Chiesa, che ci conduce nel porto della vita.
Giovanni
posa la testa sul cuscino, come l’aveva posato sul petto del Signore; tra gli
apostoli, ai due lati, figurano delle donne e due personaggi in abiti vescovili
(che la tradizione identifica con due discepoli di Paolo – Dionigi Areopagita
vescovo di Atene, e Timoteo vescovo di Efeso). Abbiamo così un quadro della
Chiesa visibile posta sulla linea orizzontale. È raffigurato il funerale di un
membro della comunità: Maria giace su un letto funebre, le figure sono tristi e
in atto di piangere, Gesù stesso ha un’espressione severa e ferma. Maria
indossa un manto blu e una tunica rossa, a indicare che umanità e divinità
vanno insieme.
A
ben vedere, Maria compare ben tre volte. Anzitutto nelle sue due nature: 1) in
basso, quella umana, in posizione orizzontale; 2) in alto Maria assunta nella
vita divina, portata dagli angeli in un movimento di ascesa, in una triplice
sfera di gloria. Qui, seduta, ella si rivolge all’umanità con la mano in segno
di intercessione e protezione: “Nella tua maternità sei rimasta vergine, nella
tua dormizione non hai abbandonato il mondo, o Madre di Dio. Sei stata
trasferita alla vita, tu che sei Madre della vita e riscatti le nostre anime
dalla morte con la tua intercessione” (Tropario dei Grandi Vespri). Ponte fra
queste due realtà, al centro, il Figlio Risorto, che prende tra le braccia 3)
la piccola Madre avvolta in bianche fasce e dalla terra la porta al cielo:
l’anima di Maria.
Sul
piano simbolico, l’incontro (o mediazione) fra terra (quadrato) e cielo (sfera)
– sul piano cromatico rosso e azzurro – è la Croce (Risurrezione), che si forma
nell’intersecarsi della figura verticale di Cristo con quella orizzontale del
corpo della Madre.
Al
centro dell’icona, in una mandorla celeste che indica la gloria, abbiamo Cristo
che tiene tra le braccia, come una neonata in fasce, l’anima della Vergine: non
la tocca, ma la prende con le mani della tunica, in segno di adorazione.
L’anima della Madre di Dio è rappresentata come una bambina avvolta in lini
bianchi: si indica così la purezza dell’anima, illuminata dal battesimo. Soprattutto,
il gesto di Gesù indica l’accoglienza di Maria nella gloria divina.
Si
direbbero quanto mai adeguati i versi che Dante indirizzò alla Madre di Dio,
per bocca di Bernardo: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio». Infatti,
troviamo qui espressa sinteticamente la relazione che intercorre tra la madre
ed il figlio, tra la creatura e il suo Creatore, tra lo strumento e la causa
della salvezza: non è più la creatura, che stringe a sé il bambino, suo figlio
e Dio, ma è il Creatore che tiene nelle sue braccia la creatura, simbolo
dell’umanità, decaduta ma redenta.
La tomba e la morte non prevalsero
sulla Madre di Dio che prega incessantemente per noi e resta ferma speranza di
intercessione. Infatti Colui che abitò un seno sempre vergine, ha assunto alla
vita colei che è la Madre della Vita.
(Kontakion della Dormizione di san Cosma vescovo di Maiuma)
Cfr.
G. Passarelli, L’icona della Dormizione, La Casa di Matriona, Milano
1992.


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