È lecito venerare le immagini?
Riportiamo qui un estratto del Trattato sulla venerazione delle immagini sacre di Teodoro Abu Qurrah.
“Venerare
significa inchinarsi dinanzi alle immagini e toccarle. Anche Dio si è mostrato
ai profeti solo mediante delle rappresentazioni.” (p. 108)
“Dunque,
la venerazione dev’essere rivolta necessariamente verso ciò cui si ha
intenzione di rivolgerla, quando si piegano le ginocchia e la fronte,
rivolgendosi a quel luogo. Se così stanno le cose, la persona che pone
questioni deve sapere che Giacobbe venerò la punta del bastone di Giuseppe,
nell’intento di venerare con questo gesto Giuseppe stesso (cfr. Gn 47,31; Eb
11,21).
Anche Mosè
venerava l’Arca sulla quale si trovava il propiziatorio fra i due cherubini, in
quanto Dio stesso gli aveva detto: “Dall’alto del propiziatorio che si trova
sull’Arca dell’Alleanza, fra i cherubini, Io mi mostrerò a te e ti darò
istruzioni per i figli d’Israele” (Es 25,22). Quindi, in tal modo Mosè venerava
dei volti raffigurati e modellati, delle ali e altre cose fatte da mano d’uomo,
ma il suo gesto di venerazione si rivolgeva unicamente a ciò che egli intendeva
venerare, e non all’immagine o al manufatto che erano dinanzi a lui. Allo
stesso modo noi cristiani, venerando le immagini di Cristo e dei santi, non
intendiamo venerare le tavole di legno e i colori, bensì unicamente Cristo, che
solo merita venerazione in ogni sua forma, e i santi, che meritano onore.”
[…]
“Funzione
evocativa delle immagini
Perché
allora contestare ai cristiani che raffigurano il volto di Cristo nei diversi
momenti del suo disegno salvifico e i volti dei santi riproducendone le azioni?
L’intento è di fare memoria e rendere grazie al Signore per ciò che ha sofferto
per la nostra salvezza, nonché di imitare ciò che i santi subirono per amor
suo; giacché essi, guardando le immagini, è come se guardassero i santi, anche
se le immagini non hanno un nesso diretto con loro.
Se uno
dice che i nomi non sono come le immagini, lo dice solo per ignoranza della
questione, poiché non sa che i nomi scritti sono riproduzioni e simulacri delle
espressioni verbali, le quali sono riproduzioni di idee, che a loro volta sono
riproduzioni delle cose – come dicono i filosofi. Le immagini non sono altro
che uno scritto esplicito, comprensibile sia da chi sa leggere sia da chi non
sa leggere; per questo, in un certo senso, esse sono migliori dello scritto,
giacché sia lo scritto sia le immagini evocano ciò che indicano, ma le immagini
nella capacità evocativa sono più efficaci dello scritto, in quanto lasciano
intendere il loro contenuto anche a chi non sa leggere, consentendone una
comprensione più immediata.
Nella
critica che ebrei e altri oppongono ai cristiani, perché onorano le immagini
dei santi, si riscontra una certa ottusità: costoro, infatti, non si accorgono
di assumere in prima persona l’atteggiamento dei cristiani che tanto criticano.
Ci dica infatti un ebreo, o chiunque altro crede di avere fede: se uno scrive
su un foglio di carta il nome di Abramo, l’amico di Dio, Isacco, Giacobbe,
Mosè, Davide, i profeti di Dio, e poi uno che è nemico di questi santi profeti
prende questa carta e vi sputa su, la calpesta e la sporca per odio di quei
profeti; l’autore di una tale azione non sarebbe forse meritevole di morte, ai
loro occhi, come se l’avesse compiuta contro gli stessi profeti? Non vi è alcun
dubbio in proposito! Eppure, si sa che questi nomi non sono immediatamente
legati ai profeti. Allo stesso modo, se fossero dotati d’intelletto,
onorerebbero chi bacia questo foglio di carta, maneggiandolo con cura e
ungendolo di profumo.
Come
abbiamo dunque dimostrato, le immagini sono più efficaci dello scritto, e per
questo hanno la precedenza sui nomi.”
[…]
“La
materia su cui è stata scritta la Parola di Dio
Se uno ha
dei dubbi a riguardo, provi a pensare alle tavole della Legge di Dio, che erano
di pietra. Quando per mano del Signore furono apposti dei segni di scrittura,
quelle tavole ricevettero l’onore supremo che potessero ricevere da Dio e dagli
uomini. Così, la Torah e il Vangelo sono stati scritti su pergamene, che prima
di recare la Parola scritta di Dio, non meritavano onore da parte di alcuno. Ma
una volta fissata su di esse la sacra Parola, diventano oggetto di somma stima
e supremo onore. Sicché, se un uomo osasse bruciarle o calpestarle, dimostrando
di non credere a quello che vi è scritto o di disprezzarlo, si renderebbe reo
di morte agli occhi di chi invece ha fede. E questo è di per sé evidente.”
[…]
“L’immagine
di Cristo di Edessa
Si prenda,
ad es., l’immagine del Signore nostro Dio, incarnato nel grembo della Vergine
Maria: la ricordiamo fra le immagini, poiché ad essa si rende onore,
venerandola nella nostra città benedetta di Edessa in momenti particolari,
quali feste e pellegrinaggi a essa dedicati. Orbene, se un cristiano si
rifiutasse di venerarla, vorrei proprio vedere se vi fosse raffigurato suo
padre sulla porta della stessa chiesa! Invito poi chiunque abbia venerato
l’immagine di Cristo a sputare, quando esce, sull’immagine del volto di suo
padre – specialmente se fosse stato lui a indurlo a non venerare la sacra
immagine –, per vedere la sua reazione, se egli si adira oppure no.
Indubbiamente, egli godrebbe nel ripagare chi avesse agito così con l’immagine
di suo padre fin quasi a togliergli la vita.”
[Tratto da: Oltre lo sguardo. La difesa delle sacre
immagini. Oriente, trad. e cura di G. D'Aniello e M. Di Monte, 2022, pp.
109-119]


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