un corpo solo
CORPUS DOMINI
(Dt 8,2-3.14b-16a; Sal 147; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58)
La festa del Corpus Domini, propria dell’Occidente latino, è legata a un risveglio della devozione eucaristica che si manifestò a partire dal secolo XII, mettendo particolarmente in rilievo la presenza reale di Cristo nel sacramento e quindi la sua adorazione. L'istituzione della festa ebbe luogo nella diocesi di Liegi nel 1247; alla sua base c'erano le visioni di Giuliana di Cornillon, monaca agostiniana. Dopo alcuni anni Urbano IV - confessore di Giuliana - estese la festa a tutta la Chiesa.
Per comprendere il significato del Corpus Domini si può leggere quanto osserva Agostino riguardo alla specifica virtù dell'Eucaristia: "La virtù propria di questo nutrimento è quella di produrre l'unità, affinché, ridotti ad essere il corpo di Cristo, divenuti sue membra, siamo ciò che riceviamo". In effetti, il nostro amen quando ci accostiamo alla comunione eucaristica non è tanto un atto di fede nel fatto che quel pezzo di pane è il corpo di Cristo, quanto piuttosto la consapevolevolezza di essere parte di quel corpo e di vivere tra noi come un corpo solo.
La liturgia oggi ha come perno proprio l’essere un corpo solo, nella consegna al mondo. Nel discorso eucaristico, rivolto alla gente dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani, dominano due espressioni: Gesù si presenta come il pane vivo e come il pane disceso dal cielo.
È pane vivo o pane di vita, poiché mangiandolo si partecipa alla vita eterna di Dio. Il pane ha così come effetto di nutrire, portare vita, rendere partecipi della sua potenza di ‘eternità’. Non bisogna però intendere questa eternità come qualcosa da ereditare domani, in paradiso, bensì la qualità eterna della vita come perfezione di amore che non muore.
Gesù si presenta anche come il pane vero disceso dal cielo, ricordando la manna che gli ebrei ebbero in dono nella loro traversata del deserto; egli non dice semplicemente che chi ‘mangia’ di lui avrà la vita, ma utilizza un'espressione molto più forte e concreta: chi lo ‘mastica con i denti’.
Tra l’altro, Giovanni sottolinea come il primo effetto del mangiare la carne del Signore immolato non sia quello di avere il Signore in noi, ma di dimorare noi in lui, di essere noi presi in lui. E proprio questo effetto primario, che dona energia e vita, induce a collegare l’essere un corpo solo con il Signore con l’essere un corpo solo anche tra di noi.
Lo esprime bene Paolo ai Corinzi: "il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo? E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo? Poiché c'è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell'unico pane." (1Cor 10,16-17).
Essere nel Signore significa essere assunti nella dinamica di rivelazione dell’amore di Dio al mondo, per cui la vita stessa viene vissuta a servizio di quell’amore: il movimento dell’amore divino si traduce così nel concreto di una vita donata.
Quando Gesù poi si definisce come il pane "disceso dal cielo", la gente oppone resistenza, si chiude e non ascolta più: perché mai quello che appare così desiderabile, alla fine non vince il dubbio? Guardando a tutto il capitolo 6 di Giovanni si può intuire la natura di questa resistenza: gli ascoltatori, che avevano vissuto - senza comprenderlo - il miracolo della moltiplicazione dei pani, sono incapaci ora di tradurre nel concreto la via di Dio che a loro si sta rivelando. Desiderano sì la vita, ma non l’accolgono. La risposta va cercata proprio in quel movimento di discesa che caratterizza l’agire di Dio. Il discendere dal cielo è la modalità stessa in cui Dio si rivela, il movimento dell’abbassarsi di Dio per comunicare il suo amore. Mentre Gesù, parlando di innalzamento, allude al suo essere innalzato sulla croce, si riferisce cioè al suo abbassamento, perché è lì che risplende l’amore di Dio per l’uomo.
Ecco allora che mangiare la carne di Gesù e di bere il suo sangue significa rimanere nel movimento di discesa per essere testimoni dell’amore di Dio in mezzo agli uomini, portando un tesoro prezioso da custodire. Così mangiare e rimanere sono strettamente connessi.



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