"Israele sarà il tuo nome"
7Mentre Abdia era in cammino, ecco farglisi incontro Elia. Quello lo riconobbe e cadde con la faccia a terra dicendo: "Sei proprio tu il mio signore Elia?". 8Gli rispose: "Lo sono; va' a dire al tuo signore: "C'è qui Elia"". 9Quello disse: "Che male ho fatto perché tu consegni il tuo servo in mano ad Acab per farmi morire? 10Per la vita del Signore, tuo Dio, non esiste nazione o regno in cui il mio signore non abbia mandato a cercarti. Se gli rispondevano: "Non c'è!", egli faceva giurare la nazione o il regno di non averti trovato. 11Ora tu dici: "Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia!". 12Appena sarò partito da te, lo spirito del Signore ti porterà in un luogo a me ignoto. Se io vado a riferirlo ad Acab, egli, non trovandoti, mi ucciderà; ora il tuo servo teme il Signore fin dalla sua giovinezza. 13Non fu riferito forse al mio signore ciò che ho fatto quando Gezabele uccideva i profeti del Signore, come io nascosi cento profeti, cinquanta alla volta, in una caverna e procurai loro pane e acqua? 14E ora tu comandi: "Va' a dire al tuo signore: C'è qui Elia"? Egli mi ucciderà". 15Elia rispose: "Per la vita del Signore degli eserciti, alla cui presenza io sto, oggi stesso io mi presenterò a lui". 16Abdia andò incontro ad Acab e gli riferì la cosa. Acab si diresse verso Elia. 17Appena lo vide, Acab disse a Elia: "Sei tu colui che manda in rovina Israele?". 18Egli rispose: "Non io mando in rovina Israele, ma piuttosto tu e la tua casa, perché avete abbandonato i comandi del Signore e tu hai seguito i Baal. 19Perciò fa' radunare tutto Israele presso di me sul monte Carmelo, insieme con i quattrocentocinquanta profeti di Baal e con i quattrocento profeti di Asera, che mangiano alla tavola di Gezabele". 20Acab convocò tutti gli Israeliti e radunò i profeti sul monte Carmelo. 21Elia si accostò a tutto il popolo e disse: "Fino a quando salterete da una parte all'altra? Se il Signore è Dio, seguitelo! Se invece lo è Baal, seguite lui!". Il popolo non gli rispose nulla. 22Elia disse ancora al popolo: "Io sono rimasto solo, come profeta del Signore, mentre i profeti di Baal sono quattrocentocinquanta. 23Ci vengano dati due giovenchi; essi se ne scelgano uno, lo squartino e lo pongano sulla legna senza appiccarvi il fuoco. Io preparerò l'altro giovenco e lo porrò sulla legna senza appiccarvi il fuoco. 24Invocherete il nome del vostro dio e io invocherò il nome del Signore. Il dio che risponderà col fuoco è Dio!". Tutto il popolo rispose: "La proposta è buona!". 25Elia disse ai profeti di Baal: "Sceglietevi il giovenco e fate voi per primi, perché voi siete più numerosi. Invocate il nome del vostro dio, ma senza appiccare il fuoco". 26Quelli presero il giovenco che spettava loro, lo prepararono e invocarono il nome di Baal dal mattino fino a mezzogiorno, gridando: "Baal, rispondici!". Ma non vi fu voce, né chi rispondesse. Quelli continuavano a saltellare da una parte all'altra intorno all'altare che avevano eretto. 27Venuto mezzogiorno, Elia cominciò a beffarsi di loro dicendo: "Gridate a gran voce, perché è un dio! È occupato, è in affari o è in viaggio; forse dorme, ma si sveglierà". 28Gridarono a gran voce e si fecero incisioni, secondo il loro costume, con spade e lance, fino a bagnarsi tutti di sangue. 29Passato il mezzogiorno, quelli ancora agirono da profeti fino al momento dell'offerta del sacrificio, ma non vi fu né voce né risposta né un segno d'attenzione. 30Elia disse a tutto il popolo: "Avvicinatevi a me!". Tutto il popolo si avvicinò a lui e riparò l'altare del Signore che era stato demolito. 31Elia prese dodici pietre, secondo il numero delle tribù dei figli di Giacobbe, al quale era stata rivolta questa parola del Signore: "Israele sarà il tuo nome". 32Con le pietre eresse un altare nel nome del Signore; scavò intorno all'altare un canaletto, della capacità di circa due sea di seme. 33Dispose la legna, squartò il giovenco e lo pose sulla legna. 34Quindi disse: "Riempite quattro anfore d'acqua e versatele sull'olocausto e sulla legna!". Ed essi lo fecero. Egli disse: "Fatelo di nuovo!". Ed essi ripeterono il gesto. Disse ancora: "Fatelo per la terza volta!". Lo fecero per la terza volta. 35L'acqua scorreva intorno all'altare; anche il canaletto si riempì d'acqua. 36Al momento dell'offerta del sacrificio si avvicinò il profeta Elia e disse: "Signore, Dio di Abramo, di Isacco e d'Israele, oggi si sappia che tu sei Dio in Israele e che io sono tuo servo e che ho fatto tutte queste cose sulla tua parola. 37Rispondimi, Signore, rispondimi, e questo popolo sappia che tu, o Signore, sei Dio e che converti il loro cuore!". 38Cadde il fuoco del Signore e consumò l'olocausto, la legna, le pietre e la cenere, prosciugando l'acqua del canaletto. 39A tal vista, tutto il popolo cadde con la faccia a terra e disse: "Il Signore è Dio! Il Signore è Dio!". 40Elia disse loro: "Afferrate i profeti di Baal; non ne scappi neppure uno!". Li afferrarono. Elia li fece scendere al torrente Kison, ove li ammazzò. 41Elia disse ad Acab: "Va' a mangiare e a bere, perché c'è già il rumore della pioggia torrenziale". 42Acab andò a mangiare e a bere. Elia salì sulla cima del Carmelo; gettatosi a terra, pose la sua faccia tra le ginocchia. 43Quindi disse al suo servo: "Sali, presto, guarda in direzione del mare". Quegli salì, guardò e disse: "Non c'è nulla!". Elia disse: "Tornaci ancora per sette volte". 44La settima volta riferì: "Ecco, una nuvola, piccola come una mano d'uomo, sale dal mare". Elia gli disse: "Va' a dire ad Acab: "Attacca i cavalli e scendi, perché non ti trattenga la pioggia!"". 45D'un tratto il cielo si oscurò per le nubi e per il vento, e vi fu una grande pioggia. Acab montò sul carro e se ne andò a Izreèl. 46La mano del Signore fu sopra Elia, che si cinse i fianchi e corse davanti ad Acab finché giunse a Izreèl. (1Re 18)
Il
profeta è investito da Dio di un compito, di una missione. Egli parla in nome
di Dio come sua presenza vicaria. Ma, soprattutto, il profeta sente come Dio,
patisce con lui: il suo sentimento dominante è l’empatia con Dio. Il profeta è
colui che giudica il presente alla luce di Dio, immedesimandosi cioè e leggendo
gli eventi con gli occhi di Dio.
Nelle parole di Gregorio Magno:
«Sentendo la
voce del Signore che parlava con lui, si fermò all’ingresso della sua grotta,
si coprì la faccia. Ciò significa che quando per la grazia della contemplazione
si fa sentire nella mente la voce dell’intelligenza suprema, allora l’uomo non
è più tutto dentro la grotta perché la preoccupazione della carne non riempie
l’animo, ma sta sulla porta perché sta pensando di uscire dalle angustie della
mortalità. Ma chi ormai sta sulla porta della grotta e percepisce le parole di
Dio nell’orecchio del cuore, deve coprirsi la faccia, perché nella misura in
cui dalla grazia divina siamo condotti a intendere cose più elevate per mezzo
dell’umiltà dobbiamo contenere noi stessi nella nostra dimensione per non
sopravvalutarci ma valutarci invece in modo giusto.»
E ancora: «La perfezione interiore della voce di Dio, che
Elia sente, spinge l’essere umano a uscire verso l’esterno della propria
corporeità (la grotta) e a dimorare sull’uscio, quasi uno spazio di confine tra
il nostro essere e un altrove da dove giunge quella voce; uno spazio però in
cui ci si copre il volto perché si intuisce ma non si vede né si comprende fino
in fondo.»
Romano il Melode vede in Elia uno zelo intransigente, un senso di giustizia assoluto: ma la giustizia sarà adempiuta e superata da Gesù Cristo, che inaugurerà la misericordia:
«Elia vide la malvagità e pensò di rendere più
grave il castigo; ma vedendo questo il Misericordioso [Dio] si rivolse al
profeta dicendo “Io conosco lo zelo che hai per quel che è giusto, e so il tuo
proposito, ma io ho compassione dei peccatori se la loro pena è smisurata. Tu
ti adiri perché sei irreprensibile e non riesci a sopportare; io invece non
sopporto che qualcuno si perda perché io sono amico del genere umano”. Il
Signore, vedendo la severità di lui nei confronti degli uomini, si preoccupò
per la razza umana e allontanò Elia dalla terra dicendo: “Lascia amico mio la
dimora degli uomini, scenderò io presso di loro facendomi uomo nella mia
misericordia. Allontanati dalla terra perché non puoi sopportare le colpe degli
uomini; io invece che sono dal cielo starò insieme ai peccatori e li libererò
dalle loro colpe. Io il solo amico del genere umano. Se tu profeta non puoi
come ho detto abitare con gli uomini trasgressori, vieni ad abitare i luoghi
dove il peccato non esiste, là dove sono i miei diletti. Scenderò io, che so
prendere sulle mie spalle la pecora smarrita, gridando a quanti sono caduti in
fallo ‘accorrete miei peccatori, tutti venite a me e trovate riposo”. Sono
venuto non per castigare le mie creature ma per sottrarre i peccatori
all’empietà, io, il solo amico del genere umano. Per questo Elia fu assunto in
cielo.»



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