Presenza di Dio e provvisorietà dell’abitare
Le tende del Signore
“Mosse di là verso i Monti a Oriente di Bethel, e piantò la
tenda con Bethel a Occidente e Oriente. Costruì là un altare al Signore e
invocò il nome del Signore” (Gn 12,8).
La storia di Abramo si presenta come un lungo itinerario: prima
il trasferimento, poi il viaggio alla terra di Canaan, attraverso questa fino al
Negheb, poi la discesa in Egitto fino alla mezzaluna fertile, poi il ritorno
dall’Egitto e il cammino fino a Ebron.
Abramo cammina in obbedienza all’imperativo del Signore, e l’abbondanza
di persone e di beni è segno della benedizione del Signore. Presso la quercia
il Signore gli appare indicandogli che la terra di cui parlava è quella di Canaan:
la costruzione di un altare risponde all’apparizione.
La discesa in Egitto e la risalita dall’Egitto al Negheb fanno
parte di un itinerario che lo riporta verso Bethel. Dopo la separazione da Lot il
Signore ribadisce la sua promessa sulla terra e sulla discendenza - alludendo all’estensione
della terra con i quattro punti cardinali.
Alla fine Abramo arriva le querce di Mamre, dove costruisce
il terzo altare. Vi sono poi ulteriori spostamenti: cominciano percorsi legati
a manovre di guerra.
Si contrappongono da un lato la prefigurazione del dono
della terra, dall’altro il senso di provvisorietà. Abramo vive infatti da “straniero
dimorante” (Gn 23): l’unica proprietà nell’epoca patriarcale è il terreno per
il sepolcro. L’Alleanza trasforma poi la terra di migrazione in una terra
posseduta, in forza della sola parola divina: di fronte a Dio Abramo è il vero
possessore.
La tenda, l’altare, l’albero: simboli del dimorare. La
provvisorietà è raffigurata dalla tenda: abitazione del migrante e dell’allevatore
(Gn 12), la stessa tenda è anche luogo di ospitalità per i passeggeri che si
rivelano annunciatori di Dio (Gn 18).
La tenda permette lo spostamento, ma grazie a dei punti di
riferimento quali città, alberi, luoghi in cui si è già stati: alla mobilità
della tenda si contrappongono quindi luoghi stabili, e Abramo ne segna alcuni
costruendo altari (Gn 12,7.8; 13,18; 22,9).
Il primo altare di Abramo risponde a un’apparizione
accompagnata da una parola. Il secondo altare – dove poi Abramo ritorna – e il
terzo accostano l’abitazione al culto. Dove sosta, Abramo erige un altare. Il
popolo nel deserto abiterà intorno al Tempio mobile con i suoi altari dei
sacrifici e dell’incenso. Per Abramo gli altari sono punti di riferimento nei
suoi spostamenti; per il popolo nel deserto la nube sul santuario funge da
guida. Infine, quando Giacobbe al capitolo 33 compra il terreno, la tenda perde
qualcosa della sua provvisorietà. È interessante notare, inoltre, che per l’altare
non si usa costruire, ma erigere, stabilire.
Insomma, quello di Abramo è un itinerario complesso, in cui
l’abitare si snoda fra precarietà e possesso terreno, ma con la costante della
presenza del Signore.



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