Via delle lacrime, n. 0
Fin dall’antichità
il fenomeno delle lacrime è stato considerato, su un piano fisiologico, come
uno strumento di purificazione: ad esempio, la scuola di Ippocrate
vedeva nelle lacrime un modo per purgare gli umori in eccesso nel cervello; in
età moderna, Descartes ha osservato che il pianto ha la funzione di lubrificare
l’occhio o raffreddare i bulbi oculari negli stati di angoscia. In entrambi i
casi, le lacrime sono considerate come delle sostanze in eccesso.
Opinioni più recenti hanno intravisto nelle lacrime una funzione sociale: la neuro-anatomia parla di un “cervello sociale”, dotato di empatia, che a sua volta sviluppa la capacità di provare compassione: le lacrime, in tal senso, promuovono una forma di comunicazione immediata, in quanto costituiscono un segnale di aiuto e provocano comprensione nell’altro, rafforzando i legami interpersonali.
La dacriologia (da δάκρυον, che in greco significa appunto ‘lacrima’), è la scienza che studia le tipologie di lacrime: lacrime basali sono quelle sempre presenti nell'occhio, che ne permettono la lubrificazione, ne prevengono la secchezza e lo nutrono; costituiscono il film lacrimale, che è l'interfaccia tra l’occhio e l’ambiente esterno; lacrime riflesse sono quelle che si producono repentinamente in risposta ai corpi estranei che possono giungere nell'occhio (polvere, piccoli insetti, ma anche fumo e sostanze irritanti, e persino la luce troppo intensa); lacrime emotive o psichiche sono quelle più complesse, stimolate da vissuti emotivi (di gioia, stress, rabbia, tristezza o dolore); a livello fisiologico sono innescate dalla liberazione di ormoni e neurotrasmettitori (per esempio l’adrenalina e la dopamina), che provocano dei meccanismi nella ghiandola lacrimale.
Uno studio recente sulla “storia delle lacrime” descrive il cambiamento di orizzonte che si è imposto in età moderna: nel XVII secolo si è verificato un passaggio dalla concezione trascendente del pianto - “lacrime verticali” - a quella secolarizzata - “lacrime orizzontali” - (T. Lutz, Crying: the natural and cultural history of tears, 2001). Da essere un fenomeno mistico, cioè, il pianto diviene piuttosto un fenomeno antropologico e politico con ricadute sulla vita morale. Inoltre, si è verificato un progressivo slittamento dal paradigma fisico-passivo della passione a quello morale-attivo dell’emozione: il “secolo piangente” vede nella sensibilità la fonte della moralità. Si pensi a Rousseau, che sviluppa una “pedagogia delle lacrime”: per il philosophe il pianto coincide con l’essenza della moralità umana, poiché permettono la realizzazione della compassione (M. Menin, La filosofia delle lacrime. Il pianto nella cultura francese da Cartesio a Sade, 2019).
Nel secolo scorso la psicopatologia e le neuroscienze hanno fornito ulteriori dati interessanti: si è parlato anche di una “afflizione asciutta”, ovvero priva di lacrime, nel senso che gli accessi di pianto si alternano spesso a uno stato di desolazione senza lacrime (W. James, Principii di psicologia, 1901). Quindi, le lacrime producono dolcezza e consolazione, mentre la desolazione è asciutta e amara. Si tratta di un’intuizione interessante, ma in definitiva il piacere legato alle lacrime, come fonte di consolazione, resta inesplorato.
Sempre in area anglosassone, è stata elaborata una vera e propria “neuroanatomia del pianto”: ci si è interrogati sull’origine delle “lacrime emotive”, quelle cioè che costituiscono una risposta emotiva a un’esperienza, di perdita o di gioia. Queste sono lacrime di flusso come risposta all’angoscia, alla tristezza, al dolore, ma costituiscono anche un primo mezzo di comunicazione e di linguaggio (M. Trimble, Why Humans Like to Cry: Tragedy, Evolution, and the Brain, 2014).
Il pianto contribuisce a ristabilire l’armonia psicofisica (W.H. Frey, Crying: The Mystery of Tears, 1985). Secondo le neuroscienze, le lacrime hanno una composizione chimica differente. Le lacrime emotive (o psichiche) presentano sostanze proteiche complesse, a seconda dell’emozione che le determina: ad esempio, le lacrime di dolore contengono leucina encefalica, un ormone che funge da antidolorifico naturale – ecco perché il pianto allevia la sofferenza. Negli eventi traumatici le lacrime favoriscono l’eliminazione di molte sostanze che si producono con lo stress (come il manganese o il potassio).
Addirittura, un’analisi al microscopio può rivelare le cause delle nostre lacrime: sembra un dato fantascientifico, ma una ricercatrice ha tracciato di recente una vera e propria “topografia delle lacrime” (R.-L. Fisher, The Topography of Tears, 2017).



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