FLOW: esperienza ottimale

 “The best moments in our lives are not the passive, receptive, relaxing times… The best moments usually occur if a person’s body or mind is stretched to its limits in a voluntary effort to accomplish something difficult and worthwhile.” (M. Csikszentmihalyi).


Il concetto di flow è stato coniato dallo psicologo ungherese-americano M. Csikszentmihalyi a partire dagli anni ’70, mentre svolgeva delle ricerche sul “flusso di coscienza”, un fenomeno riscontrabile in determinate condizioni di operatività. Queste ricerche andavano di pari passo con un interesse per la creatività: in tal senso, egli aveva osservato che quando l’artista riteneva di procedere per il meglio, lavorava senza sosta e non si fermava neppure dinanzi alla fame, alla fatica, al disagio fisico. Correva per raggiungere la mèta.

Da qui è nata poi la spinta a comprendere meglio la misteriosa motivazione intrinseca (o “autotelica”) che soggiace all’attività stessa: si tratta dunque di lavori o attività che gratificano da sé e per sé, a prescindere dal prodotto finale o da eventuali rinforzi estrinseci. Da qui la motivazione intrinseca all’operosità e il beneficio in termini di rilascio di dopamina.

Il flow è allora uno stato di coscienza in cui la persona è interamente immersa in una determinata attività. Nel linguaggio sportivo si parla di ‘trance agonistica‘ come quel momento della gara in cui lo sportivo è completamente concentrato sul suo compito e sta ‘dando il meglio di sé’ per vincere.

“Lo stato di flow indica un coinvolgimento profondo e creativo in un’attività, che diviene così assorbente da farci sperimentare la completa immersione in un compito. A questo stato si associa massima positività e gratificazione. Pertanto, si verifica una riduzione dei livelli di cortisolo, con conseguente riduzione dello stress: infatti, l’amigdala risulta meno sollecitata, proprio perché il focus dell’attenzione si sposta dalla minaccia alla creazione di qualcosa di nuovo. Viene anche rilasciata dopamina, che attiva così un sistema di ricompensa.” (M. Csikszentmihalyi, Flow. The Psychology of Optimal Experience, 1990)

Diversi studi confermano l’occasione di vivere la flow experience in diversi campi, ad esempio nell’arte e nella scienza, nell’esperienza estetica, nello sport o nella scrittura letteraria. Si parla anche "entrare nella zona", "nel solco", "essere tutt'uno con ..." o "prestazioni ottimali o di picco". L’aspetto più interessante della teoria di Csikszentmihalyi è il nesso con la creatività: meglio, la creatività risponde a uno stato di flow.

I fattori che costituiscono la flow experience possono essere così descritti:

– bilanciamento tra sfida e abilità: il soggetto sente di impegnarsi in qualcosa di cui è all’altezza;
– fusione tra azione e consapevolezza;
– controllo delle proprie azioni, come pure delle loro conseguenze;
– obiettivi chiari e feedback immediato, che permettono un continuum del processo;
– attenzione e concentrazione totale sul compito;
– perdita dello stato ordinario di autocoscienza ordinario, cioè della centratura su di sé;
– distorsione della normale percezione temporale (sembra che il tempo passi più in fretta);
– gratificazione e benessere legati all’esperienza nel suo svolgersi.

L’esperienza ottimale può diventare così uno strumento per scoprire o sbloccare potenti risorse. In particolare, è un grande risorsa per persone altamente sensibili, poiché favorisce la regolazione emotiva e la gestione della reattività emotiva, proprio attraverso l’assorbimento nel compito, in cui le capacità di una persona sono pienamente coinvolte.

…fare qualcosa per amore di esso, anche se non è la tua specialità, aggiunge benessere alla tua vita e a tutti gli altri” (Csikszentmihalyi, Finding Flow)

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