con quale autorità?
Giotto, Ingresso del Signore a Gerusalemme (1303-05), Cappella degli Scrovegni, Padova
1Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso
il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, 2dicendo loro: “Andate
nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa
un puledro. Slegateli e conduceteli da me. 3E se qualcuno vi
dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore [κύριος] ne ha bisogno, ma li rimanderà
indietro subito”“. 4Ora questo avvenne perché si compisse ciò
che era stato detto per mezzo del profeta: 5 Dite alla figlia di Sion: Ecco, a te viene il tuo re, mite, seduto su
un’asina e su un puledro, figlio di una bestia da soma. [Zc 9,9; Is 62,11]
6I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro
Gesù: 7condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i
mantelli ed egli vi si pose a sedere. 8La folla, numerosissima,
stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi
e li stendevano sulla strada. 9La folla che lo precedeva e quella che lo
seguiva, gridava: “Osanna al figlio di Davide! Benedetto colui che viene nel nome
del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”.
10Mentre egli entrava in Gerusalemme, tutta la città fu presa da
agitazione e diceva: “Chi è costui?”. 11E la folla rispondeva: “Questi
è il profeta Gesù, da Nàzaret di Galilea”. 12 Gesù
entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a
vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di
colombe 13 e disse loro: «La Scrittura dice: La mia casa sarà chiamata casa di preghiera [Ὁ οἶκός μου οἶκος προσευχῆς κληθήσεται] ma voi ne fate una
spelonca di ladri».
14 Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì. 15 Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i fanciulli che acclamavano nel tempio [τοὺς παῖδας ⸀τοὺς κράζοντας ἐν τῷ ἱερῷ ἱερῷ καὶ λέγοντας· Ὡσαννὰ τῷ υἱῷ Δαυίδ]: «Osanna al figlio di Davide», si sdegnarono 16 e gli dissero: «Non senti quello che dicono?». Gesù rispose loro: «Sì, non avete mai letto: Dalla bocca dei bambini e dei lattanti ti sei procurata una lode? [Ἐκ στόματος νηπίων καὶ θηλαζόντων κατηρτίσω αἶνον: Sal 8,3]».
17 E, lasciatili, uscì fuori dalla città, verso Betània, e là trascorse la notte.
Con l’ultima
domenica di Quaresima ha inizio la Settimana Santa, introdotta dalla
processione delle palme: l’ingresso di Gesù a Gerusalemme inaugura l’entrata
definitiva nella Gerusalemme celeste, attraverso il trionfo della sua morte.
L’ingresso
gioioso di Gesù a Gerusalemme è una scena messianica che ricalca le cerimonie
di investitura regale (cfr. 1Re 1,33-35); tuttavia, la regalità di Gesù non è
finalizzata al dominio, bensì al servizio e alla donazione di sé per la redenzione
dell’umanità.
Nella
liturgia, all’intronizzazione regale e festosa di Gesù segue immediatamente il
racconto della sua passione. (Nella liturgia bizantina gli inni della festa – Apolytikion
e Kontakion – sono gli stessi della Resurrezione di Lazzaro.)
Il brano odierno
(Mt 21) ha paralleli in Mc 11, in Lc 19 e anche in Gv 12; fa da cerniera fra l’ultima
parte della vita di Gesù e la sua passione e risurrezione.
In Matteo l’episodio
si svolge in un’unica giornata, che va dall’ingresso a Gerusalemme alla
cacciata dei venditori dal Tempio. L’entrata di Gesù appare come un
pellegrinaggio, allo scopo di manifestare pubblicamente la sua regalità
messianica.
Egli entra
con un’asina legata e con un puledro: i due animali riprendono il profeta
Zaccaria: “… cavalca un asino, un puledro figlio d’asina” (Zc 9,9). Poi
la sottolineatura della sua mitezza conferma che la sua non è una regalità fondata
sulla potenza, bensì sulla povertà e sulla mansuetudine.
Al suo
passaggio le folle, prese dall’entusiasmo, stendono mantelli o gettano rami di
alberi, e con un ritornello tratto dal Salterio lo osannano (Sal 135 e 136, che
costituiscono il Grande Hallel).
Entrando in
città, dunque, la gente è profondamente scossa: si tratta dell’ultimo appello
di salvezza rivolto alla “figlia di Sion”.
Giotto, Purificazione del Tempio (1304), Cappella degli Scrovegni, Padova
Nella
pericope successiva Gesù giunge al Tempio di Gerusalemme; in settimana, invece,
alloggiava a Betania. Entrando nel tempio scaccia i venditori, citando Geremia:
“La mia casa sarà chiamata casa di preghiera per tutte le nazioni, voi
invece ne avete fatto un covo di ladri”.
La purificazione del tempio non è un attacco contro il tempio, bensì un intervento contro gli abusi. I commercianti, infatti, erano autorizzati dalle autorità giudaica, che ne traeva profitto. Quindi, con il suo intervento Gesù attacca l’ordine in vigore dell’aristocrazia, non viola la legge e i profeti, anzi, rivendica il diritto divino di Israele. Questa tesi è sostenuta da V. Messori: Gesù, purificando il tempio, agiva in sintonia con la legge, impedendone gli abusi. E. Schweizer, d’altro canto, ritiene che Gesù fosse un semplice riformatore che difendeva i precetti giudaici di Santità. Ma in realtà, Gesù va più in profondità, perché con il suo agire intende portare un compimento alla legge e ai profeti.
Un’altra interpretazione è quella politico-rivoluzionaria dell’evento della purificazione del tempio. C'è chi presenta Gesù come un rivoluzionario politico, nella stessa linea del movimento zelota. Si tratta di un movimento che si origina dal padre dei fratelli maccabei, Mattatia, il quale reagisce contro il volere di uniformare Israele al modello della cultura ellenistica, provocando un’insurrezione (1Mac 2). Mattatia arse di zelo – così dice la Scrittura – e da questo zelo viene il termine 'zelota'. Tornando al vangelo di Matteo, la seconda ipotesi interpretativa legge la purificazione del tempio come un atto politico (la crocifissione di Gesù come ‘re dei Giudei’, da parte dei Romani, dimostrerebbe che era un rivoluzionario).
Ma, a ben
vedere, lo zelo di Gesù è di altra natura. La pericope precedente
presenta Gesù nel suo ingresso a Gerusalemme (Mt 21,1-11). Anzitutto egli cavalca
un’asina – non certo un cavallo, indice di potere. È accolto come un re, ma la regalità
è di natura differente da quella mondana. Quale regalità ricopre Gesù? Con quale autorità si comporta così? Un’interpretazione
più veritiera è quella che parte dal servo sofferente della profezia di Isaia (Is
52,13-53,12): questa profezia tardiva fa comprendere, infatti, in quale senso
Gesù sia venuto per dare compimento alla Legge e i Profeti. In che modo? Morendo
in croce per redimere l’uomo.
Non a caso,
infatti, subito dopo la purificazione vediamo Gesù dare degli insegnamenti (Mc
11,17).
Purificando
il tempio, Gesù ha inteso preparare un nuovo modo di adorare il Signore: Giovanni
dirà “in spirito e verità” (Gv 4,23-24). Gesù prepara uno spazio più allargato:
già Isaia aveva una visione universalistica (Is 56,7), che trova concretezza negli
Atti degli apostoli, allorché i Greci a Betsaida di Galilea vedendo Filippo (un
galileo di lingua greca, dunque un semi-pagano che poteva fungere da mediatore)
gli chiedono di “vedere Gesù” (At 12,21). Questa richiesta fa pensare anche
alla visione, in cui Paolo inconmtra un Macedone che gli chiede aiuto (At 16,9).
Quindi, l’intervento di Gesù è volto a un ampliamento e compimento della Legge.
Alla profezia
di Isaia si affianca quella di Geremia, che si impegna proprio per l’unità fra
culto e vita, lottando contro la politicizzazione della fede (Ger 7,11).
Tornando al Vangelo,
si comprende che rivoltando i banchi Gesù non intende affatto distruggere il
tempio, ma restituirlo alla sua dignità; al contrario, sono i cambiamonete a
distruggerlo. Infatti, in Giovanni si legge: “Distruggete questo tempio e in
tre giorni lo farò risorgere” (Gv 2,19). Con tale affermazione Gesù rispondeva alla richiesta di un segno da parte dei Giudei: il suo segno (il segno di
Giona) sarà la croce e risurrezione. Il nuovo tempio sarà il suo corpo, e attraverso
la sua passione instaurerà il giusto culto a Dio.
Ecco a che
cosa mira lo zelo di Gesù: “Lo zelo per la tua casa mi divorerà” (Sal 69,10).
La svolta di Gesù è passare per la croce, non usare violenza: il suo zelo sta nella
donazione di sé, ecco il nuovo culto.
È significativo,
infatti, che subito dopo la purificazione del tempio Gesù dona la guarigione a
degli uomini ciechi e storpi che gli si accostano; contemporaneamente dei
fanciulli acclamano “Osanna al figlio di Davide”. Ecco la piccolezza evangelica
cui allude Gesù: “Dalla bocca dei bimbi e dei lattanti hai tratto per te una
lode” (Sal 8,3).
In un capitolo
precedente, alla reazione del giovane che non accetta le condizioni della sequela, Gesù aveva affermato: “è più facile che un cammello passi per la cruna
di un ago, che un ricco entri nel regno di Dio” (Mt 19,24). Sarà forse anche
questa immagine, passare per la cruna di un ago, un’allusione alla piccolezza?




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