Nel segno della Croce
L’uomo vive di segni, consapevolmente o meno. La croce è sempre stata simbolo di tortura e di morte. Per i cristiani diventa invece simbolo di vita, di vittoria, di Cristo. Il segno di croce è fondamentalmente una preghiera, una dichiarazione di verità teologiche.
Il Segno della Croce è il distintivo dei
cristiani: indica la volontà di essere sempre uniti al Salvatore Crocifisso e
avere nella propria persona i segni dell’appartenenza al Crocifisso. Infatti,
esso manifesta l’adesione ai due misteri principali della fede cattolica:
l’Unità e Trinità di Dio; l’Incarnazione, Passione e Morte
di Nostro Signore Gesù Cristo. Il segno della croce è un gesto con
cui i cristiani tracciano la figura di una croce su se stessi, su altre persone
o su oggetti, sia direttamente sia a distanza.
Il segno di croce nella postura originaria (mantenuta
dalla Chiesa orientale) mostra le prime tre dita, che indicano le tre Persone
della Trinità, e le altre due dita, che indicano invece la duplice natura di
Cristo, umana e divina. Si segue un movimento verticale, dalla fronte allo
stomaco, e uno orizzontale, dalla spalla sinistra a quella destra.
L’uso di tracciare un piccolo segno di
croce con il dito pollice (o l’indice) della mano destra si dice che fu
ispirato da un passo del libro del profeta Ezechiele che molti testi
dei Padri della Chiesa collegarono alla croce di Cristo e a passi
analoghi dell’Apocalisse. Il sigillo di Dio si contrappone a coloro che
scelgono il marchio della Bestia. La lettera “tau”, corrispondente
alla “T” del nostro alfabeto, è l’ultima lettera dell’alfabeto ebraico e
rappresenta (come la “omega” greca) Dio nella sua perfezione, causa prima e
fine ultimo dell’intera creazione (secondo la simbologia dell’Alfa e Omega).
Sino all’epoca di Cristo questa lettera era tracciata proprio come una croce.
Antico simbolo cristiano, il segno di croce era tradizione
consolidata dei cristiani sin dal periodo appena successivo alla morte di
Giovanni, in cui sono stato redatti gli Atti degli apostoli.
Tertulliano, storico nordafricano, attesta che i cristiani
usavano segnarsi la fronte contro le tentazioni del demonio, e che il segno era
diffuso anche fuori dell’ambiente liturgico: “Se ci mettiamo in cammino, se
usciamo od entriamo, se ci vestiamo, se ci laviamo o andiamo a mensa, a letto,
se ci poniamo a sedere, in queste e in tutte le nostre azioni ci segniamo la
fronte col segno di croce”.
Già nei secoli IV-V si benedicevano con il pollice anche
oggetti distanti dalla persona e gli ammalati venivano segnati con la croce
sulle membra dolenti. Nello stesso periodo, inoltre, Gaudenzio di Brescia
parla della triplice croce (tre croci fatte sul cuore, sulla fronte, sulle
labbra), un atto liturgico tuttora utilizzato nella messa di rito romano e
ambrosiano, prima della lettura del Vangelo.
L’uso di segnare la propria persona con un grande segno di
croce è testimoniato nell’ambito dei monasteri a partire del X secolo incirca e
probabilmente risale ad epoche anteriori. Solo con la riforma tridentina del
XVI secolo venne accolto nel rito romano.
In origine, ci si tracciava sulla fronte una piccola croce
con il pollice o con un altro dito; col tempo si è passati alla pratica di
tracciarsi una grossa croce dalla fronte al petto e da spalla a spalla.
Probabilmente ciò è avvenuto nell’XI sec. d.C.: il Libro delle
Preghiere di re Enrico indica di “segnare con la santa croce i quattro
lati del corpo”.
I cattolici trovano sostegno alla pratica del segno della
croce anzitutto nell’antica tradizione, e in secondo luogo in Es
17,9-14 e Ap 7,3-9,4 e 14,1. Sebbene questi passi parlino di un segno
sulla fronte come protezione dal giudizio di Dio, alla luce del loro contesto
non sembrano affatto prescrivere il segno ritualistico della croce.
Nel XVI sec., uno dei princìpi centrali della Riforma
protestante fu la Scriptura, secondo cui ci si doveva liberare di
qualunque pratica devozionale che non si allineasse con la Scrittura, a patto
di lasciarla alla libertà di coscienza. Così è stato anche per il segno di
croce.
Ma, sebbene le Scritture non indichino il segno della croce,
non si può cancellarne la valenza simbolica, che fa parte del cristianesimo:
esso serve a far memoria della croce di Cristo.
"Quanto a me" - diceva san Paolo - "non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo" (Gal 6,14).
E con Teresa Benedetta della Croce, al secolo Edith Stein, l'unica vera speranza è radicata nella croce: "Ave, Crux, Spes unica"!
Si veda: G. Passarelli, Breve storia
del segno della Croce (2023).



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