La regina di Saba e la sapienza di Salomone
Salomone era ancora molto giovane, quando chiese a Dio il dono di poter “ascoltare il cuore”. Dono più prezioso di qualsiasi ricchezza. E Dio gli concesse “sapienza e intelligenza” e “un cuore saggio e intelligente”, che si aprisse alla comprensione (1Re 3,9.12).
Da
allora Salomone amò e cercò la Sapienza, la “prese come compagna di vita” (Sap
8, 9).
La
regina di Saba venne dagli estremi confini della terra per ascoltarla.
“La regina di Saba,
sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi.
Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi,
d'oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli
disse quanto aveva pensato.
Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse
risposta o che restasse insolubile per Salomone. La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il
palazzo che egli aveva costruito, i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l'attività dei suoi
ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel
tempio del Signore, rimase senza fiato.
Allora disse al re: "Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese
sul tuo conto e sulla tua saggezza! Io non avevo voluto credere a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i
miei occhi non hanno visto; ebbene non me n'era stata riferita neppure una
metà! Quanto alla saggezza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho
udita. Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te
e ascoltano la tua saggezza! Sia benedetto il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te sì da collocarti
sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore ti ha
stabilito re perché tu eserciti il diritto e la giustizia". Essa diede al re centoventi talenti d'oro, aromi in gran quantità e pietre
preziose. Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a
Salomone.” (1Re 10,1-10)
***
Il
ciclo non segue un andamento cronologico, ma è piuttosto orientato a criteri
estetico-formali: questo crea un effetto di simmetria, ma offre anche dei
richiami filosofico-teologici fra le scene che si fronteggiano.
Probabilmente
la prima scena dipinta da Piero della Francesca è la Morte di Adamo.
Seguono l'Adorazione della Croce e l'Incontro tra Salomone e la
Regina di Saba.
Nella Legenda aurea di Iacopo da Varazze si legge:
"Salomone poi, vedendo un
albero così bello, lo fece tagliare per metterlo nel palazzo della foresta; ma,
come dice Giovanni Beleth, non c’era posto in cui potesse essere sistemato: o
era troppo lungo o era troppo corto, e quando lo si tagliava della misura
giusta, sembrava così corto da non servire più a nulla. Per la rabbia gli
operai lo presero e lo buttarono su di uno specchio d'acqua, perché servisse da
passerella. Quando poi venne la regina di Saba ad ascoltare la sapienza di
Salomone, mentre stava per attraversare quello specchio d'acqua, vide in
spirito che il Salvatore del mondo sarebbe stato appeso a quel legno e dunque
non volle calpestarlo e anzi lo adorò. Si legge invece nella Historia scholastica
che la regina di Saba vide quel tronco nel palazzo della foresta, e dopo essere
ritornata alla sua casa informò Salomone che a quel tronco sarebbe stato appeso
un uomo per la cui morte il regno dei Giudei sarebbe stato distrutto. Salomone
allora tolse il tronco da quel luogo e lo fece sotterrare nelle più profonde
viscere della terra.
Molto tempo dopo in quel luogo fu costruita una piscina probatica dove i Natmei
lavavano le vittime e si dice che non solo per la discesa di un angelo ma anche
per la virtù di quel legno le acque in quella piscina si muovevano e guarivano
i malati.
Quando poi stava avvicinandosi la passione del Signore, si dice che questo
tronco fosse venuto a galla e i Giudei vedendolo lo presero e prepararono la
croce del Signore."
(Iacopo da Varazze, Legenda aurea, 1995, pp. 380-381)
La
vicenda riportata dalla Legenda aurea fa da base alla narrazione di
Piero della Francesca.
Nell’affresco
domina, al centro il viaggio della regina per abbeverarsi della sapienza di
Salomone. Da un lato la regina, attraversando un ponte, riconosce in una trave
il legno dell'albero della conoscenza e si inginocchia ad adorarlo. Dall'altro
lato, in un portico, avviene l'incontro con Salomone, e qui lei si inchina per
salutarlo.
Salomone
avrebbe voluto utilizzare questo legno per la costruzione del tempio, ma la
trave risultava sempre inadatta allo scopo: o troppo lunga o troppo corta. Allora
decise di portarla sul fiume Cedron e di utilizzarla come ponte.
Il
Cedron è un fiume della Palestina, in Giudea, che sfocia nel mar Morto. La sua
valle desertica separa l’altopiano di Gerusalemme dal monte degli ulivi: è
identificata con la valle di Giosafat, luogo in cui Dio riunirà tutti i popoli
per il giudizio universale - secondo la profezia di Gioele (Gi 3,2).
Mentre
attraversa il ponte, la regina ha una visione: quel legno sarà utilizzato per
uccidere il Messia, e gli ebrei saranno puniti con la distruzione del regno di
Israele. Quindi, invece di passare sul tronco-ponte, ella si inginocchia per
adorarlo.
Giunta
da Salomone, gli svela la visione. L’incontro avviene all’interno del palazzo,
nella foresta del Libano: “Il re Salomone fece duecento scudi grandi d'oro
battuto, per ciascuno dei quali adoperò seicento sicli d'oro, e trecento scudi
piccoli d'oro battuto, per ciascuno dei quali adoperò tre mine d'oro, e il re
li collocò nel palazzo della Foresta del Libano” (1Re 10,16-17).
Salomone,
al sentire la visione, fa sprofondare il legno nelle viscere della terra.
Piero della Francesca, Incontro tra Salomone e la Regina di Saba, Basilica di San Francesco, Arezzo
La
scena dell’incontro sembra avere un antecedente in una formella scolpita da
Ghiberti nel 1436/37 per la porta del Battistero di Firenze.
Questo
mirabile incontro è stato letto come un’allegoria della riunione fra le Chiese
d'Occidente e d'Oriente, una riunione che sarebbe avvenuta, almeno
nominalmente, durante il Concilio di Firenze del 1439.
È singolare, a proposito, la somiglianza di Salomone al cardinale Bessarione, che partecipò ai Concili di Firenze e Mantova: qui, oltre a riunire la Chiesa latina e quella greca, ci si prefiggeva la liberazione di Costantinopoli dai turchi.
L'incontro
tra la Regina di Saba e Salomone avviene in un palazzo classicheggiante:
dominano specchiature di marmo, colonne scanalate, capitelli compositi e
architravi a fasce. Sulla parte sinistra campeggiano gli uomini, Salomone e i
suoi accompagnatori, mentre su quella destra dominano le donne, la Regina e il
suo seguito.
L'affresco ha delle rispondenze simmetriche (volti ovoidali, panneggi che cadono a piombo, contrasti cromatici, tessuti damascati). Il ritmo è solenne, quasi liturgico. C'è un grande equilibrio, tutto sembra corrispondere: architetture, gestualità, paesaggio).
I due eventi si svolgono in momenti successivi, ma sono rappresentati in luoghi distinti: si direbbe un criterio “cronotopico”, quello di Piero, che preferisce la sincronia ma differisce gli ambienti.
Ci sono inoltre molti elementi speculari che creano tensione: ad esempio, il doppio inchino della Regina e le due nobildonne dietro di lei (eseguite probabilmente con lo stesso cartone ribaltato).
*
Assisa
in trono accanto a Dio, la SAPIENZA risplende da una estremità all’altra
dell’universo, dove abita beneficamente: “Essa si estende da un confine
all'altro con forza, governa con bontà eccellente ogni cosa” (Sap 8,1).
"Ma
ecco, il mio canale è diventato un fiume e il e il mio fiume è diventato
un mare.
Farò ancora splendere la dottrina come l'aurora, la farò brillare molto
lontano.
Riverserò ancora l'insegnamento come profezia, lo lascerò alle generazioni
future."
(Sir 24,31-33)



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