Festa dell'Incontro - Υπαπαντή
La Presentazione di Gesù al Tempio è una delle 12 grandi feste bizantine, e risale al IV secolo - secondo il Diario di viaggio di Egeria.
A Bisanzio la festa era celebrata sin dal 602, nella
chiesa della Vergine alle Blacherne, col nome significativo di Hypapanté,
cioè Incontro. Si è inteso quindi porre l'accento sull'incontro di Gesù con il
vecchio e giusto Simeone; l'incontro fra Antico e Nuovo Testamento; l'incontro fra ebrei e gentili.
In Occidente, invece, ha assunto il significato di una festa mariana, a sottolineare il motivo della Purificazione della Vergine o soltanto quello della Presentazione e dell'offerta del Bambino al Tempio. In tale occasione, delle candele accese venivano portate in processione, di notte, dal Foro Romano fino a Santa Maria Maggiore (di qui il termina Candelora).
Solo dopo la riforma liturgica (Concilio Vaticano II) divenne una festa del Signore e prese il nome di Presentazione di Gesù al Tempio.
HYPAPANTE: il nome di questa icona significa incontro, incontro tra l’uomo vecchio e l’uomo nuovo, tra Dio e l’uomo. Quindi, più che una festa mariana è una festa despotica, cioè del Signore.
Il Cristo Bambino indossa una veste luminosa: fa pensare alla sua futura Trasfigurazione sul monte Tabor. Si produce così un contrasto fra la regalità della sua veste e la povertà dell'offerta di Giuseppe.
Entrando nel Tempio Gesù purifica la liturgia antica: è lui il sacrificio nuovo, perfetto.
Simeone è vestito invece di verde, colore della terra, della vita e dello Spirito vivificante: la vocazione di Simeone è conferire la potenza dello Spirito a ciò che è terrestre, facendo evolvere la Legge in Amore.
Il momento culmine della rappresentazione è l’istante in cui il Signore giunge fra le braccia di Simeone, in cui la storia di Israele trova compimento: “Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele” (Lc 2,25).
L'evangelista Luca fa riferimento alle prescrizioni del Levitico 12, secondo cui il bambino dev'essere offerto a 40 giorni dalla nascita (se la nascita viene fissata il 25 dicembre, il 40° giorno cade appunto il 2 febbraio).
Maria è raffigurata al centro dell’icona. Indossa un mantello (maphorion) di colore rosso, che indica l’umanità ma anche la grande sofferenza che la unirà a Cristo nei momenti della passione: "Ecco, egli è qui per la caduta e la risurrezione di molti in Israele e come segno di contraddizione - e anche a te una spada trafiggerà l'anima -, affinché siano svelati i pensieri di molti cuori" (Lc 2,34-35).
Il ruolo di Maria sul piano teologico è ben presente nel colore azzurro della veste, richiamo alla luce increata di Dio. Maria incarna la “Lampada splendente”, che porta una vera luce apparsa a coloro che sono nelle tenebre. Non a caso, ella si trova davanti all’altare sovrastato dal baldacchino: questo, infatti, è simbolo del Tempio, e Maria è il nuovo Tempio del Signore, come spesso canta la liturgia.
Giuseppe, lateralmente, porta in mano le colombe per l’offerta sacrificale, come descritto nel Vangelo. Uomo dell’ascolto silenzioso e della custodia amorosa del mistero di Dio fatto uomo.
La scena si svolge all’interno del recinto: le porte del Tempio sono chiuse e Simeone scende i gradini del ciborio, dove si conservano i pani dell’alleanza. L’incontro fra Cristo e Simeone avviene davanti all’altare, altare della nuova Alleanza, su cui si perpetua il sacrificio dell’Agnello Immacolato.
Simeone è sempre raffigurato con le mani velate, in segno di venerazione, e con il corpo prostrato, per lo slancio di adorazione e di gioia nel vedere il Bambino, compimento della sua attesa. Sempre in piedi su un piano elevato, simbolo della santità del tempio, il suo sguardo incrocia quello di Gesù: è il centro anche espressivo di tutta l’icona.



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