Μεταμόρφωσις τοῦ Σωτῆρος

 

Teofane il Greco, Trasfigurazione, 1403 

(Galleria Tret’jakov, Mosca) 


Ti sei trasfigurato sul monte, o Cristo Dio, e i tuoi discepoli hanno visto la tua gloria affinché comprendessero che la tua Passione era volontaria e predicassero al mondo che tu sei veramente lo splendore del Padre” (tropario della festa della Trasfigurazione).

Otto giorni dopo aver annunciato ai discepoli la sua Passione, Gesù sale sul monte Tabor a pregare. Il Monte Tabor è una piccola altura della Galilea, considerato un luogo sacro fin dall’antichità. 

Conduce con sé Pietro, Giovanni e Giacomo, in diparte, quasi a volerli consolare dopo la tragica rivelazione. Nel pregare il suo volto cambia forma, e la sua veste diventa splendente. Colpisce l’attenzione rivolta ai due aspetti principali della “presenza”: il volto e la veste. L'importanza del volto è sottolinata anche dall'Antifona di ingresso: "Cercate il mio volto!" (Sal 26,8).

Questo splendore prefigura la gloria futura, ed è accompagnato da due figure profetiche, anch’esse in gloria: Mosè ed Elia, la Legge e i Profeti. 

Alla vista di tanta gloria i discepoli, in uno stato di confusione, sono presi dal terrore e cadono con la faccia a terra, colpiti dai raggi della luce che irradia dal corpo divinizzato di Gesù. 

Ancora una volta, la montagna è il luogo dell’incontro con Dio e della sua rivelazione. Proprio come accade ad Abramo (Gen 15): dopo aver creduto alle parole di Dio e aver accolto la sua alleanza, Abramo è sopraffatto da un sonno profondo e poi è preso dal terrore.

Anche i discepoli, dopo aver vissuto il privilegio di questa visione gloriosa, vengono adombrati da una "nube luminosa" (cfr. Es 15) e sono presi dal terrore. Significativi i termini usati dall'evangelista: le 'tende' - che Pietro propone di fare per restare lassù - e l'atto di 'adombrare' hanno la medesima radice in greco.

Questa nube è la presenza del mistero, tutta da attraversare. Nella nube “accade” (letteralmente dice così il testo) una voce, che indica la strada. È la descrizione dell’esperienza più intima della relazione col mistero: attraversando quella nube di non-conoscenza, a un certo punto accade una voce che chiarifica!

La verifica dell’esperienza è il silenzio che ne segue: i discepoli continuano il cammino con Gesù solo, e tacciono.

Il racconto della Trasfigurazione si trova in tutti e tre Sinottici: Mt 17,1-8; Mc 9,2-8; Lc 9,28-36. Gesù rivela la sua natura divina a Pietro, Giacomo e Giovanni. Le sue vesti diventano luminescenti, tanto che Mosè ed Elia riflettono la stessa luce. Si tratta di un simbolo della manifestazione della gloria, anticipata nella vita terrena da Gesù, ma destino di tutti. 

***

Nella spiritualità ortodossa viene sottolineato che la luce increata si fa accessibile all'uomo attraverso la sua Theosis: G. Palamas, ad esempio, vede nella luce l’emanazione dell’energia divina increata. Questa dottrina, che prende il nome di “esicasmo”, è alla base stessa dell’iconografia: “Nessuno ha mai visto Dio”, quindi la sua conoscenza può avvenire solo per negazione, attraverso l’oscura luminosità di una nube che nascondendo rivelaL.U.V. Lossky ha sviluppato una teologia mistica, descrivendo la grazia che discende sui discepoli attraverso l'energia divina: si tratta di una partecipazione senza confusione della sostanza. 

La festa della Trasfigurazione ha origine in Armenia nel IV secolo: veniva celebrata nella 14a domenica dopo Pasqua (98 giorni dopo), in occasione di una festa pagana che celebrava la dea dell'acqua. All'imperatrice Elena si deve la costruzione di una Basilica sui resti di quella di Costantinopoli, poi distrutta, dedicata alla Trasfigurazione. La festa vera e propria è istituita nel VII secolo, a partire dal monastero di Santa Caterina sul Sinai, caldeggiata da Giovanni Climaco e Atanasio. 

La celebrazione cadeva all'inizio agosto, quando si comincia a raccogliere i frutti della terra.

Troviamo raffigurata la Trasfigurazione nel mosaico dell'abside di Santa Caterina, sul monte Sinai: una mandorla scura avvolge Cristo; Mosè è giovane; Pietro al centro, prostrato (nell'iconografia classica è nell'atto di alzarsi e prendere la parola). 

Ancora, in Sant'Apollinare in Classe (Ravenna, VI sec.): qui c'è una grande aureola blu al centro, inscritta in una croce monumentale: una croce gemmata contenuta in un clipeo su fondo azzurro, ornato da 99 stelle d'oro. Al centro c'è Cristo. 

Infine nella Trasfigurazione di Teofane il Greco, 1403 (Galleria Tret'jakov). 

Qui domina un linguaggio luminoso. Le linee geometriche compongono la struttura dell'affresco, in cui domina un grande equilibrio. Viene rappresentata la Teofania di Cristo, cioè la rivelazione della sua divinità. 

Ci sono precisi canoni per le proporzioni: il triangolo equilatero; i cerchi concentrici inscritti nella mandorla (che raffigura la pericoresi, e costituisce per noi un percorso contemplativo); un raggio diagonale che parte dal nimbo di Cristo e trafigge le mani di Pietro. Tutto converge nel tetragramma (Io sono Colui che è, l'Essente - che è la sintesi del prologo giovanneo). 

Le scelte cromatiche sono significative: si possono individuare diversi livelli di significato. La campitura ocra bruciata indica la terra redenta. I riflessi dorati e plumbei indicano la grazia increata. Le linee rosse indicano l'energia divina che si trasfonde sugli apostoli. 

Il bianco abbagliante delle vesti di Cristo poggia su strati traslucidi di gesso e sottili filamenti di oro. Sembra di riascoltaree il Salmista: "ti rivesti di luce come un manto" (Sal 104). 

La mandorla (il termine greco significa 'vescica') ha tre cerchi concentrici: il blu e verde malachite indicano la vita eterna. Nel pentacolo, poi, le punte toccano gli apostoli, anticipando la discesa dello Spirito a Pentecoste. 

Nei profeti, le pieghe delle vesti sono curve, segno di sottomissione a Dio. Elia è il servo perseguitato, che prefigura sia la morte sia la risurrezione di Cristo. Mosè, secondo un apocrifo, sarebbe assunto in cielo. Elia e Mosè sono due pilastri della Legge veterotestamentaria. Al di sopra delle loro teste si levano due personaggi, prefigurazione dell'Ascensione del Signore: sono angeli. 

La postura dei discepoli è assai significativa. I loro piedi sono orientati verso gli apostoli, le mani verso Cristo: sono un ponte fra Antico e il Nuovo Testamento. Alcuni sembrano aver perso l'equilibrio: per lo sconvolgimento hanno perso i sandali ai piedi (un po' come accade nel Roveto ardente).  

Contemplando questa icona si può davvero compiere un percorso mistagogico: lasciandosi avvolgere da questa luce rivelata dal Salvatore, si può cioè godere già su questa terra di una luce di speranza, tanto tangibile quanto misteriosa.  




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