PACE!

La pace messianica secondo il profeta Isaia

 

Un germoglio spunterà dal tronco di Iesse,

un virgulto germoglierà dalle sue radici.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore,

spirito di sapienza e di intelligenza,
spirito di consiglio e di fortezza,

spirito di conoscenza e di timore del Signore.
Si compiacerà del timore del Signore.

Non giudicherà secondo le apparenze
e non prenderà decisioni per sentito dire;

ma giudicherà con giustizia i poveri
e prenderà decisioni eque per gli oppressi del paese.

La sua parola sarà una verga
che percuoterà il violento;

con il soffio delle sue labbra ucciderà l'empio.
Fascia dei suoi lombi sarà la giustizia,

cintura dei suoi fianchi la fedeltà.
Il lupo dimorerà insieme con l'agnello,

la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme

e un fanciullo li guiderà.
La mucca e l'orsa pascoleranno insieme;

si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.

Il lattante si trastullerà sulla buca dell'àspide;
il bambino metterà la mano

nel covo di serpenti velenosi.
Non agiranno più iniquamente né saccheggeranno

in tutto il mio santo monte,
perché la saggezza del Signore

riempirà il paese
come le acque ricoprono il mare.

In quel giorno la radice di Iesse
si leverà a vessillo per i popoli

le genti la cercheranno con ansia,
la sua dimora sarà gloriosa.

(Is 11,1-10)
 
Questo brano fa parte del cosiddetto “Vangelo dell’Emmanuele” (Is 6-12): ha come tema, infatti, la venuta di una persona che porta questo nome (cfr. Is 7,14).
L’annuncio di salvezza è espresso con l’immagine di un germoglio che spunterà dal tronco di Iesse. Iesse era il padre di Davide ed è presente nella genealogia di Gesù Cristo (Mt 1,1-6). Allora questo annuncio si pone in continuità con la promessa fatta al re Davide: “Quando i tuoi giorni saranno compiuti e tu dormirai con i tuoi padri, io susciterò un tuo discendente dopo di te, uscito dalle tue viscere, e renderò stabile il suo regno. Egli edificherà una casa al mio nome e io renderò stabile il trono del suo regno per sempre” (2Sam 7,12-13). Al tempo stesso c'è una discontinuità rispetto al passato: il discendente di Davide è qui profetizzato come un re ideale, colmo dello spirito divino, in una prospettiva messianica.
Su di lui si poserà lo spirito del Signore: su questo versetto si basa l'elenco tradizionale dei sette doni dello Spirito Santo, che agisce lungo tutta la storia. Già prima della creazione quando lo Spirito di Dio aleggiava sulle acque (Gen 1,2), poi nel Battesimo Signore Gesù (Mt 3,13ss), poi ancora nella Pentecoste (At 2,1ss).
Si compiacerà del timore del Signore. Il timore del Signore è un percorso che conduce alla sapienza: Principio della sapienza è il timore del Signore (Pr 9,10).
Percuoterà il violento con la verga della sua bocca, con il soffio delle sue labbra ucciderà l’empio: “verga della sua bocca” e “soffio delle sue labbra” indicano entrambe la parola di Dio che percuote il violento e uccide l’empio.
La giustizia sarà fascia dei suoi lombi e la fedeltà cintura dei suoi fianchi. Viene in mente san Paolo, quando parla delle armi necessarie per la lotta spirituale: State saldi dunque: attorno ai fianchi la verità; indosso la corazza della giustizia (Ef 6,14).
Il lupo dimorerà insieme con l’agnello. La rivolta dell’uomo contro Dio aveva spezzato l’armonia tra l’uomo e la natura (Gen 3,17-19) e tra l’uomo e l’uomo (Gen 4); ma il regno messianico è un regno di pace che si estende anche al regno animale - fino al serpente.
Perché la conoscenza del Signore riempirà la terra come le acque ricoprono il mare: le acque del diluvio universale (Gen 6-9) avevano ricoperto tutta la terra e portato a un nuovo inizio della creazione e a un’alleanza tra Dio e l’intera umanità. La conoscenza del Signore in Gesù porterà a una nuova e definitiva alleanza.
In quel giorno avverrà che la radice di Iesse sarà un vessillo per i popoli: la nuova alleanza sarà tra Dio e tutti i popoli ma misteriosamente ed esclusivamente solo “per Cristo, con Cristo e in Cristo”.


La pace nella rivelazione biblica 

Il termine ebraico shalòm (שָׁלוֹם ) è fra i più comuni nella vita quotidiana di Israele: indica un saluto e un augurio amichevole (cfr. Gn 26,29; 43,23; 2Sam 18,29). Alla base esprime però una realtà ben più ampia: significa integrità, totalità, pienezza di vita, sazietà, consolazione, fecondità, benedizione. La pace è desiderabile da chiunque, e dev'essere ricercata concretamente, individualmente e comunitariamente (cfr. Sal 33,5); è anche assenza di guerra tra i popoli.

La pace, tuttavia, secondo la rivelazione biblica è realtà che discende da Dio, che è il creatore stesso della pace (cfr. Is 45,7); essa è frutto della benedizione divina (cfr. Nm 6,24-26), quindi va vista nel quadro dell’alleanza. Inoltre il dono della pace e l’attuazione della giustizia sono intrinsecamente legati (cfr. Sal 72,15-17; Is 2, 2-5; Ger 6,10-14). Destinata a realizzarsi in modo inscindibile dalla giustizia, la pace è soprattutto il bene messianico per eccellenza.

La pace diventa così realtà universale, che abbraccia tutti (cfr. Is 57, 19; 66, 12), realtà cosmica, che dà origine a cieli nuovi e terra nuova nei quali è dato di sperimentare l’armoniosa convivenza di tutte le creature (cfr. Is 11, 6-8), realtà escatologica, operata dal Messia, immagine e principe della pace (cfr. Is 9, 5-6; Zc 9,9-10) e dal servo di Jahvé, il giusto per eccellenza, che addossandosi le colpe del suo popolo diviene per esso salvezza, remissione dei peccati, riconciliazione con Dio (cfr. Is 42,1-7).

Tutto questo trova compimento nella nuova e definitiva Alleanza: la pace si realizza in pienezza in Gesù di Nazaret.

La pace, che scende come dono e benedizione sulla comunità di coloro che hanno accolto il messaggio di Pasqua, si presenta come imperativo etico per la Chiesa e per i cristiani (cfr. Mc 9, 50; 2Cor 13, 11; 1Ts 5, 13; 1Pt 3, 11; 2Pt 3, 14). Essa va annoverata tra i frutti della vita nuova prodotta dallo Spirito Santo (cfr. Gal 5, 22); unita alla giustizia e alla gioia, costituisce l’essenza stessa del Regno di Dio.

La pace è “mistero”, cioè è dono di Dio. Lo shalòm, inteso nella sua pienezza neotestamentaria è dono di Gesù: non è prodotto dall’ingegno umano, dallo sforzo dei politici, dai trattati internazionali, da tutte le persone di buona volontà; esso è legato alla regalità divina, è dono messianico che viene dall’alto.

Come suggeriscono le parole di Gesù «vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi» (Gv 14, 27), tra lo shalòm di Dio, o pace del Regno, e la pace terrena c’è differenza. Ma c’è anche similitudine: nella Gaudium et Spes si legge che «la pace terrena, che nasce dall’amore del prossimo, è immagine ed effetto della pace di Cristo, che promana da Dio Padre» (GS, 78).

La pace terrena è, quindi, inscindibile dall’opera di Gesù Cristo: essa è “prodotta” da Gesù Cristo e della pace di Cristo è figura. Nel n. 78 della Gaudium et Spes c'è una vera e propria teologia della pace: la pace è definita come «opera della giustizia», frutto perfetto dell’ordine impresso da Dio nella società, che gli uomini devono attuare senza tregua nella pace terrena; la pace è però il dono specifico del Cristo risorto, per cui la pace terrena è icona e conseguenza della pace di Cristo.

La difesa della vita è un’altra delle condizioni per edificare la pace: mediante l’osservanza di «tre imperativi essenziali» – difendere la vita, risanare la vita, promuovere la vita –, il riconoscimento del primato della vita apre la strada alla pace autentica, nella consapevolezza che la vita è il vertice della pace e che ogni delitto contro la vita, a iniziare da quelli contro la vita nascente, è un attentato contro la pace. 



Dal Messaggio del Santo Padre Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace (1 gennaio 2016)


Una pace disarmante

La bontà disarmante. Forse per questo Dio si è fatto bambino. Il mistero dell’Incarnazione, che ha il suo punto di più estremo abbassamento nella discesa agli inferi, comincia nel grembo di una giovane madre e si manifesta nella mangiatoia di Betlemme. «Pace in terra» cantano gli angeli, annunciando la presenza di un Dio senza difese, dal quale l’umanità può scoprirsi amata soltanto prendendosene cura (cfr. Lc 2,13-14).

“E subito apparve con l'angelo una moltitudine dell'esercito celeste, che lodava Dio e diceva: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e sulla terra pace agli uomini, che egli ama".”

Nulla ha la capacità di cambiarci quanto un figlio. E forse è proprio il pensiero ai nostri figli, ai bambini e anche a chi è fragile come loro, a trafiggerci il cuore (cfr At 2,37).

“All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Che cosa dobbiamo fare, fratelli?".”

  

 




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