Festa delle Luci


Le acque del Giordano ti hanno visto e si sono ritratte spaventate. Il precursore ha detto: Come può un servo imporre la mano al suo Signore?” (inno, Grande Ora)

Il Giordano è il fiume che scende dai Monti dell’Hermon e scorre tra Israele e la Giordania, per poi sfociare nella grande depressione del Mar Morto. Su queste rive Cristo si rivela.

Per l’Oriente cristiano la festa del Battesimo è più importante della Natività, in quanto piena manifestazione della divinità di Cristo: l'Epifania del Signore è detta, infatti, "Teofania".

Fino al IV secolo la Natività e il Battesimo del Signore erano celebrati nel medesimo giorno: la loro unità è ancora visibile nella struttura degli uffici delle due feste, simile fra loro. Il Battesimo è quasi un completamento dell’evento della Natività. Così scrive Girolamo: "Nella Natività il Figlio di Dio venne al mondo in modo nascosto, nel Battesimo apparve in modo manifesto". Allo stesso modo Giovanni Crisostomo: “L’epifania non è la festa della Natività ma quella del Battesimo. Prima, egli non era conosciuto dal popolo, con il Battesimo si rivela a tutti”.

Epifania. Scuola di Novgorod (XV-XVI secc.)

Questa icona, realizzata dalla scuola di Novgorod tra il XV e il XVI sec., è intitolata significativamente Epifania: sì, perché il battesimo di Gesù nel fiume Giordano è una vera e propria epifania della sua natura divina.

Dio appare sotto tre ipostasi: Dio-Figlio (Gesù), Dio-Spirito Santo (sceso su Gesù in forma di colomba), Dio-Padre (voce che rivela la natura del figlio). Nel battesimo c’è l’epifania della Trinità.

L’iconografia del Battesimo è semplice e aderente ai racconti evangelici. Nel momento in cui Cristo si “annienta” (kenosis) scendendo nelle acque del fiume per ricevere il battesimo, una voce dal cielo lo rivela al mondo come Figlio di Dio. È una discesa nel “sepolcro liquido” del Giordano, che anticipa la discesa agli inferi: attraverso la morte Cristo salva l’uomo; nella nudità del suo corpo si rivela il nuovo Adamo.

Sullo sfondo le rocce corrispondono alla depressione del Giordano: qui si apre una voragine. Il Precursore si china su Cristo, che domina le acque e le santifica. Al fianco del Battista un tronco e una scure, immagini di Cristo secondo la profezia di Isaia: “Già la scure è posta alla radice dell’albero”. Attorno tre angeli, immagine della Trinità, con le mani velate in segno di rispetto, sono pronti a ricevere il corpo nudo di Cristo come fosse l’eucaristia.

Sulla riva sinistra si trova Giovanni il Battista, sulla riva destra ci sono tre angeli.

Giovanni battezza il Cristo, ponendo sulla sua testa il palmo della mano destra, mentre la sua mano sinistra porta una croce, simbolo della missione salvifica di Cristo.

L’icona traduce in immagine questo meraviglioso brano della storia della salvezza: Cristo battezzato dal suo precursore, Dio che si sottopone alla sua creatura!

Gli angeli, con le mani velate e in atto di adorazione, sono le nature angeliche che si prostrano davanti all’uomo-Dio. Sono tre, come quelli che apparvero ad Abramo presso il querceto di Mamre, e come quelli sono una prefigurazione della Trinità. Dai tre sembra distaccarsi Cristo, che volontariamente va verso Giovanni, che rappresenta l’uomo, l’umanità.

Gli angeli costituiscono quasi dei gradini, creando così un movimento ascensionale dalla terra verso il cielo. Anche le rive del Giordano ascendono ripidamente. Tutto è diretto verso l’alto; nel centro di tutto è Gesù Cristo.

Ai piedi di Gesù, nell’acqua, si possono distinguere due piccole figure: quella maschile indica il fiume Giordano, quella femminile indica il mare (il termine greco è femminile). Queste figure, provenienti dall’antichità pagana, richiamano qui il versetto di un salmo: “Il mare vide e si ritrasse, il Giordano si volse indietro” (Sal 114,3). Il ritrarsi e volgersi indietro delle acque assume quindi forme antropomorfe.

L’icona presenta anche la figura simbolica di una colomba, che personifica lo Spirito Santo, e la nube dalla quale fuoriesce la voce di Dio Padre.

La natura che fa da scenario è arida, interrotta da qualche cespuglio qua e là. Ricorda le parole di Isaia: “Si rallegrino il deserto e la terra arida, esulti e fiorisca la steppa… Essi vedranno la gloria del Signore, la magnificenza del nostro Dio” (Is 35,1-2).

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L'Oriente cristiano usa anche i termini Epifania e Teofania per indicare questa festa, ma predilige per essa la denominazione datale da Gregorio Nazianzeno: Festa delle Luci.

Per i padri greci la miseria del peccatore consiste nell’ignoranza: il Cristo apre per sempre “le porte della luce a coloro che, figli delle tenebre e della notte, aspirano a divenire figli del giorno e della luce” (Origene, Contra Celsum, II.67). Il battesimo è passaggio - come quello del Mar Rosso -, illuminazione, nascita dell’essere alla luce divina. I neo-battezzati nella chiesa bizantina sono chiamati illuminati, perché sono stati illuminati dalla fede, sono rinati alla vita.

 

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