Epifanie
Epifania è anzitutto manifestazione di luce: Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te. Poiché, ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te (Is 60,1-6).
Il Vangelo dell'Epifania del Signore è attraversato da un moto di ricerca. Da un lato Erode è mosso da curiosità; dall'altro i magi sono veri "ricercatori", mossi dal desiderio di verità: da attenti osservatori degli astri, riconoscono nella stella un segno... ma è solo la Scrittura a rivelare loro la direzione da prendere: "E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l'ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele" (Michea 5,2)
Giunti a Betlemme, i magi adorano in silenzio nella culla l’Autore della nostra salvezza. Dai loro tesori gli offrono tre doni preziosi, simboli del suo mistero: l’oro per la sua somma regalità; l’incenso per il suo sommo sacerdozio; la mirra in vista della sua sepoltura.
L’Antifona al Magnificat dell’Epifania così recita: Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza, alleluia.
La solennità dell’Epifania è dunque la celebrazione delle "manifestazioni" di Dio in Gesù Cristo: a Betlemme, sul Giordano, a Cana. Il Signore si manifesta ai magi a Betlemme; poi manifesta la sua essenza trinitaria ai testimoni del suo battesimo nelle acque del Giordano; infine si manifesta ai convitati delle nozze a Cana.
Le epifanie di Cristo sono tutte di carattere sponsale: a Betlemme, i magi trovano la santa famiglia; presso il Giordano, la Trinità si rivela come famiglia d’amore; a Cana, durante il banchetto nuziale si rivela il nuovo rapporto sponsale tra Cristo e la sua Chiesa.
Le parole di Pietro Crisologo esprimono al meglio l'unità di questo Mistero:
Benché nel mistero stesso dell’Incarnazione del Signore i segni della sua divinità siano stati sempre chiari, tuttavia la solennità odierna ci manifesta e ci svela in molte maniere che Dio è apparso in corpo umano, perché la nostra natura mortale, sempre avvolta nell’oscurità, non perdesse, per ignoranza, ciò che ha meritato di ricevere e possedere per grazia.
Infatti colui che ha voluto nascere per noi, non ha voluto rimanere a noi nascosto; e perciò si manifesta in questo modo, perché questo grande mistero di pietà non diventi occasione di errore.
Oggi i magi, che lo ricercavano splendente fra le stelle, lo trovano che vagisce nella culla. Oggi i magi vedono chiaramente, avvolto in panni, colui che tanto lungamente si accontentarono di contemplare in modo oscuro negli astri. Oggi i magi considerano con grande stupore ciò che vedono nel presepio: il cielo calato sulla terra, la terra elevata fino al cielo, l’uomo in Dio, Dio nell’uomo, e colui che il mondo intero non può contenere, racchiuso in un minuscolo corpo.
Vedendo, credono e non discutono e lo proclamano per quello che è con i loro doni simbolici. Con l’incenso lo riconoscono Dio, con l’oro lo accettano quale re, con la mirra esprimono la fede in colui che sarebbe dovuto morire.
Da questo il pagano, che era ultimo, è diventato primo, perché allora la fede dei gentili fu come inaugurata da quella dei magi.
Oggi Cristo è sceso nel letto del Giordano per lavare i peccati del mondo. Lo stesso Giovanni attesta che egli è venuto proprio per questo: «Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo» (Gv 1, 29). Oggi il servo ha tra le mani il padrone, l’uomo Dio, Giovanni Cristo; lo tiene per ricevere il perdono, non per darglielo.
Oggi, come dice il Profeta: La voce del Signore è sulle acque (cfr. Sal 28, 23). Quale voce? «Questi è il Figlio mio prediletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 17).
Oggi lo Spirito Santo si libra sulle acque sotto forma di colomba, perché, come la colomba di Noè aveva annunziato che il diluvio universale era cessato, così, a indicazione di questa, si comprendesse che l’eterno naufragio del mondo era finito; e non portò come quella un ramoscello dell’antico ulivo, ma effuse tutta l’ubertosità del nuovo crisma sul capo del nuovo progenitore, perché si adempisse quanto il Profeta aveva predetto: «Dio, il tuo Dio, ti ha consacrato con olio di letizia a preferenza dei tuoi eguali» (Sal 44, 8).
Oggi Cristo dà inizio ai celesti portenti, cambiando le acque in vino; ma l’acqua doveva poi mutarsi nel sacramento del sangue, perché Cristo versasse, a chi vuol bere, puri calici dalla pienezza della sua grazia. Si adempiva così il detto del Profeta: Com’è prezioso il mio calice che trabocca! (cfr. Sal 22, 5).
(Pietro Crisologo, Discorsi, 160)
Alzati,
amica, vestiti di pace
Va’
incontro alla luce che a te viene
Mettiti
in viaggio, senza riluttanza
Ecco,
non tarda – purché tu lo voglia.
Nebbia
fitta si abbatte sui popoli
Ma
di luce sono immerse le genti
Volgiti
e guarda, quanti attendono te
Te che rifulgi – solo che tu voglia.
Un
palpito nuovo dilata il cuore
Ma
ancora punge l’angusto dolore
Finché
irrompe un guizzo di vita
E
lo stupore alfin vince – Dio voglia.
Ecco
la stella, un segno prezioso
Ma
più prezioso è il sì – ora lo voglio.
(da Giovanna D'Aniello, Epifanie, 7 gennaio 2021 - pro manuscripto)



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